CANBERRA - L’inflazione rallenta leggermente a febbraio, ma il sollievo potrebbe essere di breve durata. I dati pubblicati dall’Australian Bureau of Statistics indicano un aumento dei prezzi del 3,7% su base annua, in calo rispetto al 3,8% di gennaio.
Si tratta di un dato inferiore alle attese degli economisti, che prevedevano una stabilità. L’inflazione di fondo, che esclude le componenti più oscillanti, resta ferma al 3,3%, segnalando una pressione interna ancora presente.
A trainare i prezzi è soprattutto il settore degli alloggi, con un aumento del 7,2%. I costi dell’elettricità hanno registrato un forte incremento su base annua, anche per la progressiva riduzione degli incentivi e degli sconti governativi. Crescono anche i costi delle nuove abitazioni e degli affitti, elementi che continuano a pesare sul quadro complessivo.
In controtendenza, i trasporti mostrano un lieve calo, grazie alla diminuzione del prezzo dei carburanti nei mesi precedenti. Ma questa dinamica è destinata a invertirsi rapidamente. Con l’escalation in Medio Oriente e le tensioni nello Stretto di Hormuz, i prezzi del carburante potrebbero aumentare in modo marcato nel rendiconto di marzo.
Secondo alcune stime, l’inflazione potrebbe salire fino al 4,6% nel breve periodo e raggiungere il 5% nel corso del secondo trimestre. Il dato di febbraio, quindi, fotografa una situazione precedente allo shock energetico e rischia di essere superato rapidamente dagli eventi in corso.
La Reserve Bank si trova così di fronte a una scelta complessa. La governatrice Michele Bullock ha già indicato che il conflitto internazionale aggiungerà pressione ai prezzi, in un contesto domestico che mostrava segnali di rigidità anche prima della crisi.
I mercati finanziari scontano ulteriori aumenti dei tassi d’interesse nei prossimi mesi, con la possibilità che il costo del denaro raggiunga i livelli più alti degli ultimi quindici anni.
Gli analisti parlano di una fase di apparente calma prima di un possibile peggioramento. Le aspettative di inflazione dei consumatori sono in crescita e si avvicinano a livelli elevati, mentre aumenta anche la pressione sui mutui.
Il rischio è che l’impatto dei prezzi dell’energia si trasmetta a tutta l’economia, dai beni alimentari ai servizi. In questo scenario, il rallentamento registrato a febbraio appare come una parentesi temporanea, destinata a lasciare spazio a una nuova fase di aumento dei prezzi.