CANBERRA - L’inflazione torna a sorprendere al rialzo, alimentando le aspettative di un nuovo aumento dei tassi d’interesse nei prossimi mesi.

I dati diffusi oggi dall’Australian Bureau of Statistics mostrano che l’indice dei prezzi al consumo (CPI) è cresciuto del 3,8 per cento nei dodici mesi a gennaio, in linea con dicembre ma sopra le attese di un raffreddamento più marcato.

A preoccupare maggiormente è il “trimmed mean”, la misura preferita dalla Reserve Bank of Australia (RBA) per valutare l’inflazione di fondo, salita al 3,4 per cento su base annua rispetto al 3,3 per cento precedente. L’indicatore, che esclude le variazioni più volatili, si mantiene ben oltre la fascia obiettivo del 2-3 per cento fissata dalla Banca centrale.

Molti economisti già prevedevano un rialzo dei tassi d’interesse alla riunione di maggio. I dati di gennaio difficilmente cambieranno questa prospettiva. “C’è quasi un’inevitabilità che i tassi saliranno ancora”, ha commentato l’analista politico Charles Croucher.

Il dato pubblicato è mensile e, sebbene l’ABS ora diffonda un CPI completo ogni mese, la RBA continua a basarsi maggiormente sulle rilevazioni trimestrali. “Ci vorrà tempo per comprendere appieno le caratteristiche e la stagionalità dei dati mensili”, ha spiegato Michael Plumb, responsabile dell’analisi economica della Banca centrale. La prossima lettura trimestrale sarà resa nota il 29 aprile, poco prima della riunione di maggio.

Secondo David Robertson, capo economista di Bendigo Bank, un intervento già a marzo appare meno probabile, ma un aumento al 4,10 per cento a maggio resta sul tavolo. “L’inflazione è ancora troppo alta e, insieme ai dati solidi sul mercato del lavoro, giustifica la stretta di febbraio. Tuttavia, non è detto che si traduca in un rialzo immediato a marzo”, ha osservato.

Tra i principali contributi all’aumento dei prezzi figurano l’alloggio, alimentari e tempo libero. Anche la fine di alcune agevolazioni temporanee del governo ferale sulle bollette dell’energia ha inciso sui livelli generali.

La persistenza dell’inflazione ha riportato i salari reali in territorio negativo per la prima volta in oltre due anni, aggravando le pressioni sul costo della vita.

Con I tassi d’interesse già al 3,85 per cento dopo l’aumento di febbraio, la traiettoria della politica monetaria dipenderà ora dall’evoluzione dell’inflazione di fondo nei prossimi mesi.