MELBOURNE - Jim Chalmers lancia un segnale chiaro: la guerra tra Iran e Stati Uniti rischia di spingere l’inflazione australiana verso il 5% e di rallentare la crescita economica. Ma proprio questo scenario, secondo il governo, impone interventi più decisi nel prossimo budget federale.

In un discorso pre-budget a Melbourne, Chalmers ha illustrato le nuove proiezioni del Tesoro. Se il prezzo del petrolio si stabilizzerà intorno ai 100 dollari al barile, l’inflazione potrebbe raggiungere livelli “alti nel quattro per cento”. Se invece dovesse salire fino a 120 dollari, il tasso potrebbe toccare il 5,5%.

“È molto reale la prospettiva che l’inflazione raggiunga livelli elevati quest’anno”, ha detto il ministro. Un quadro che si inserisce in una situazione già fragile: crescita della produttività debole da anni, inflazione sopra gli obiettivi e un contesto globale instabile.

Le conseguenze non si limitano ai prezzi. Il prodotto interno lordo potrebbe risultare inferiore dello 0,2% già a metà anno, con uno scenario più pesante che prevede un calo dello 0,6% entro il 2027. Secondo Chalmers, gli sviluppi in Medio Oriente rendono ancora più urgente affrontare queste criticità.

“Non è un motivo per rallentare, ma per fare di più”, ha affermato, anticipando che la manovra di maggio sarà costruita attorno a tre pilastri: riforma fiscale, contenimento della spesa e rilancio di produttività e investimenti.

Particolare attenzione è rivolta al capitolo fiscale. Cresce infatti l’ipotesi di una revisione dello sconto del 50% sulla capital gains tax per gli investitori immobiliari, misura introdotta durante il governo Howard e da tempo al centro delle critiche per il suo impatto sul mercato delle abitazioni.

Chalmers non ha confermato nel dettaglio gli interventi, ma ha indicato che il sistema attuale è “datato” e pesa sulle generazioni più giovani. Le eventuali modifiche, ha spiegato, terranno conto delle responsabilità tra generazioni e punteranno a rendere il sistema più semplice e sostenibile.

Il margine di manovra resta però legato a diversi fattori: condizioni fiscali, evoluzione internazionale e decisioni del gabinetto di governo. Parallelamente, l’esecutivo intende lavorare con Stati e settore privato per stimolare investimenti e rafforzare la crescita.

Il messaggio è netto: il contesto globale si è complicato, ma Canberra vuole usare il budget per adattarsi e intervenire. Resta da capire quanto spazio ci sarà per misure incisive.