NAPOLI - “Abbiamo presentato, insieme alla famiglia, l’istanza per la Pianificazione Condivisa delle Cure (PCC). L’ospedale Monaldi ha accettato e così è stato avviato il primo accesso per l’inizio del percorso terapeutico”. Così Francesco Petruzzi, legale della famiglia del bambino di due anni ricoverato all’ospedale napoletano Monaldi dopo un trapianto di cuore non riuscito. L’avvocato ha poi tenuto a precisare la natura della decisione: “Non si tratta di eutanasia, ma di una procedura necessaria a evitare l’accanimento terapeutico, poiché purtroppo non vi sono più speranze di guarigione”. La Pianificazione Condivisa delle Cure (PCC) è uno strumento previsto dall’articolo 5 della Legge 219/2017, riguardante le norme in materia di consenso informato e disposizioni anticipate di trattamento. Tale norma permette a un paziente, in costante dialogo con l’équipe medica, di definire i trattamenti sanitari da ricevere o rifiutare qualora, in futuro, sopraggiungesse uno stato di incapacità di autodeterminarsi. Nel caso di minori o persone incapaci, il percorso viene concordato tra i medici e i rappresentanti legali, mettendo sempre al centro la dignità e il miglior interesse del paziente.

All’indomani della pronuncia dell’Heart Team dell’Azienda ospedaliera dei Colli sulla non trapiantabilità del bimbo, nel capoluogo regionale campano sono attese le prime risultanze del fascicolo ‘parallelo’ aperto dalla Procura di Bolzano dopo la denuncia di un’associazione privata altoatesina. La Procura ha aperto un procedimento nei confronti di ignoti per il reato di responsabilità colposa per lesioni personali in ambito sanitario. Al momento a Napoli risultano indagati per lesioni colpose gravissime sei persone tra medici e paramedici, membri dell’équipe sanitaria che si è occupata dell’espianto del cuore dal paziente pediatrico deceduto a Bolzano, del trasporto dell’organo e infine dell’operazione di trapianto eseguita al Monaldi, nonostante al suo arrivo il cuore fosse ormai irrimediabilmente danneggiato. Come e quando sia avvenuto il danneggiamento, e chi ne sia stato il materiale responsabile, sono gli aspetti al centro dell’indagine. 

La ricostruzione di quanto accaduto il 23 dicembre nel frattempo si è arricchita con le dichiarazioni del cardiologo Giuseppe Limongelli, ex direttore del follow up del Monaldi dimesso sei giorni dopo il trapianto fallito e ascoltato dai pm di Napoli, e dagli audit interni dell’azienda ospedaliera. Da questi ultimi in particolare emergerebbe che i medici provenienti dal Monaldi e giunti all’ospedale bolzanino, dopo aver riposto il cuore nel box per il trasporto, avrebbero chiesto al personale di sala di integrare il ghiaccio mancante nel secchiello; il riempimento sarebbe però avvenuto con l’utilizzo di ghiaccio secco e non ghiaccio d’acqua, errore risultato poi fatale per la conservazione dell’organo. 

La vicenda di Domenico “interpella tutto il Paese. Interpella le politiche in favore della donazione d’organo”, ha dichiarato Francesco Vaia, componente dell’Autorità Garante  nazionale dei diritti delle persone con disabilità e già direttore della Prevenzione del ministero della Salute. Nei giorni scorsi, la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha telefonato alla madre del bambino per esprimere personalmente sostegno e incoraggiamento, informandosi sulle condizioni del piccolo e ringraziando l’équipe medica per il lavoro svolto. Il gesto è stato interpretato come un segnale d’attenzione verso la sanità pubblica e verso le storie individuali che, dietro ai grandi temi politici, coinvolgono persone e famiglie in situazioni di grande fragilità.