MELBOURNE - Decine di migliaia di insegnanti incrociano le braccia nel Victoria e in Tasmania, portando la protesta direttamente davanti al Parlamento.

Lo sciopero, il primo nel Victoria da oltre 13 anni, è stato deciso dopo settimane di trattative senza esito sul fronte salariale e delle condizioni di lavoro.

Nel Victoria, una parte consistente dei circa 30mila iscritti al sindacato parteciperà a una manifestazione partendo dalla Trades Hall fino al Parlamento della capitale. Le scuole resteranno formalmente aperte, ma molte non saranno in grado di garantire le lezioni regolari. Il Dipartimento dell’Istruzione ha confermato che in numerosi istituti sarà possibile offrire solo una supervisione limitata.

In diverse scuole, i genitori sono stati invitati a tenere i figli a casa. In alcuni casi, solo una minima parte delle classi risulterà operativa, segno dell’impatto diffuso dell’azione sindacale.

La premier Jacinta Allan ha chiesto al sindacato di sospendere lo sciopero e tornare al tavolo negoziale per evitare ulteriori disagi, ma la richiesta è stata respinta. Il presidente della sezione statale dell’Australian Education Union, Justin Mullaly, ha ribadito che la mobilitazione proseguirà.

“Studenti e famiglie meritano personale adeguatamente retribuito e valorizzato”, ha dichiarato, invitando governo e ministro dell’Istruzione a intervenire rapidamente. Il sindacato non esclude ulteriori agitazioni se non arriveranno risposte concrete.

Al centro della disputa ci sono salari e finanziamenti. Una commissione parlamentare sta esaminando la decisione del governo di rinviare al 2031 il raggiungimento del 75% dello Schooling Resource Standard, misura che secondo il sindacato equivale a una riduzione di 2,4 miliardi di dollari rispetto agli impegni precedenti.

L’opposizione ha criticato la gestione del dossier. Il vice leader Liberale David Southwick ha accusato il governo di non dare priorità al settore dell’istruzione, pur riconoscendo la necessità di aumentare gli stipendi degli insegnanti.

Il contesto economico complica ulteriormente la situazione. Il bilancio statale è sotto pressione e l’incertezza globale, legata anche alla crisi energetica, potrebbe influire sulle scelte future.

In Tasmania, lo sciopero si articolerà su tre giorni, con una chiusura progressiva delle scuole nelle diverse regioni. Anche qui, al centro della protesta ci sono le richieste di aumenti salariali e migliori condizioni.

Con le elezioni statali in avvicinamento, la vertenza rischia di avere ripercussioni politiche, mentre famiglie e studenti si trovano a gestire le conseguenze immediate degli scioperi.