MELBOURNE - Il confronto tra insegnanti e governo Allan resta in fase di stallo e nuove proteste potrebbero arrivare nelle prossime settimane, con il rischio di ulteriori agitazioni nelle scuole pubbliche.

Dopo lo sciopero che ha coinvolto circa 35mila docenti, il sindacato Australian Education Union (AEU) avverte che l’azione potrebbe intensificarsi se non arriverà un’offerta salariale più consistente. Il presidente della sezione del Victoria, Justin Mullaly, ha chiarito che “altri stop non sono esclusi” e che le iniziative potrebbero estendersi su più giorni e aree dello Stato.

Il nodo principale resta la distanza tra le richieste dei lavoratori e la proposta del governo. L’AEU chiede un aumento del 35% in tre anni, mentre l’esecutivo ha messo sul tavolo un incremento del 18,5% in quattro anni, ritenuto insufficiente.

Alla base della protesta c’è anche il tema della competitività salariale. I docenti neoassunti nel Victoria risultano tra i meno pagati del paese, con una ampia differenza rispetto ad altre giurisdizioni come il Northern Territory.

Il sindacato denuncia inoltre carichi di lavoro eccessivi e difficoltà nel reclutamento del personale, elementi che stanno rendendo la professione sempre meno attrattiva. Tra le possibili forme di protesta figurano anche limitazioni alle attività extra, come riunioni, nuovi progetti e comunicazioni con il Dipartimento.

Anche i dirigenti scolastici sono coinvolti nella vertenza. L’Australian Principals Federation, che ha sostenuto lo sciopero, sta negoziando un proprio accordo e chiede un aumento del 32% in quattro anni. Secondo il presidente Andrew Cock, le proposte attuali non riflettono la complessità del ruolo e le crescenti responsabilità.

Il governo statale difende la propria offerta, che secondo il ministro dell’Istruzione Ben Carroll comporterebbe un aumento immediato degli stipendi fino a 11mila dollari e un impegno complessivo di 2,6 miliardi. Tuttavia, al momento non è stata presentata una nuova proposta dopo l’ultimo incontro con il sindacato.

Sul piano politico, la questione rischia di avere ripercussioni in vista delle elezioni statali. L’opposizione accusa il governo di non aver gestito la trattativa in modo efficace e chiede un accordo più equo.

Con le posizioni ancora distanti, il sistema scolastico si prepara a una fase di tensione prolungata, mentre famiglie e studenti restano in attesa di sviluppi concreti.