MILANO – La Procura di Milano indaga Stefano Di Stefano, alto dirigente del ministero dell’Economia e consigliere di amministrazione di Montepaschi di Siena, con l’ipotesi di insider trading.
Secondo l’accusa, avrebbe utilizzato informazioni riservate apprese in ragione del suo ruolo per acquistare azioni di Mps e di Mediobanca e così trarre un vantaggio economico dal lancio dell’offerta pubblica di scambio, annunciata dalla banca senese sull’istituto milanese.
L’indagine è coordinata dai pm Luca Gaglio e Giovanni Polizzi, con l’aggiunto Roberto Pellicano, ed è collegata agli accertamenti più ampi sulla scalata di Montepaschi a Mediobanca.
Al ministero dell’Economia, che non commenta, sarebbe stato avviato un confronto interno con il dirigente, che potrebbe comunicare già nelle prossime ore eventuali decisioni personali.
Il nome di Di Stefano era emerso lo scorso novembre, quando la Guardia di Finanza, nell’ambito delle perquisizioni disposte nell’inchiesta per aggiotaggio e ostacolo alle autorità di vigilanza, aveva acquisito documenti e dispositivi a due dirigenti del Mef. Unon era appunto Diu Stefano, l’altro era Marcello Sala, allora direttore generale del ministero, non indagato, oggi presidente di Nexi.
A Di Stefano, responsabile dal 2022 della Direzione partecipazioni societarie e tutela degli attivi strategici del Mef e pure componente del Cda di Montepaschi venne notificata un’informazione di garanzia per abuso di informazioni privilegiate.
L’iscrizione nel registro degli indagati sarebbe scattata dopo una segnalazione dell’intermediario finanziario che aveva gestito le operazioni sospette, poi trasmesse all’Uif di Bankitalia e alla Guardia di finanza.
Dagli accertamenti risulta che, a ridosso del lancio dell’Ops del gennaio 2025, il dirigente avrebbe investito a titolo personale circa 100mila euro in azioni di Montepaschi e Mediobanca. L’operazione, secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbe stata finalizzata a speculare sull’andamento dei titoli, con un guadagno di alcune migliaia di euro.
Nel corso delle perquisizioni, sono stati sequestrati anche i telefoni cellulari, ritenuti potenzialmente utili per ricostruire il presunto concerto ipotizzato dalla Procura.
Dalle intercettazioni emerge, tra l’altro, una conversazione del giugno scorso in cui Di Stefano chiedeva al vicedirettore di Cassa depositi e prestiti, Alessandro Tonetti, informazioni sui rapporti contrattuali tra Mediobanca e la società del Mef, lamentando un atteggiamento definito “antigovernativo” dell’istituto guidato allora da Alberto Nagel.
Sul fronte più ampio della scalata, gli inquirenti devono ancora analizzare in modo approfondito il materiale raccolto nelle perquisizioni, ma l’ipotesi di fondo resta quella dell’esistenza di un patto occulto tra esponenti del mondo bancario e imprenditoriale, che avrebbe avuto come obiettivo finale il gruppo Generali.