APPIANO GENTILE - Il momento è arrivato: con il cambio della pagina sul calendario è ufficialmente iniziato il mese di aprile, quello indicato da tutti come il periodo più difficile, intenso e decisivo della stagione interista, con l’onere e l’onore di combattere ancora su tre fronti, privilegio che soltanto le grandi squadre possono vantare, e l’Inter non può non rientrare in questa categoria elitaria: “Era il nostro grande obiettivo essere lì ad inizio aprile, vivi su tutte le competizioni - ha detto Simone Inzaghi in conferenza -. All’Inter è difficile porti obiettivi perché sai di essere sempre su tre, quest’anno quattro competizioni. Ora viene il difficile, ma essere dentro tutte le competizioni è un orgoglio. Ci porteranno via tante energie fisiche ma è quello che volevamo”.

E allora sotto con il Milan, quarto incrocio stagionale per cercare di invertire una tendenza che, nonostante i 20 punti di distacco tra le due squadre in campionato, dice che nei tre confronti stagionali i rossoneri ne hanno vinti due, compreso quello dal peso specifico maggiore, ovvero il derby in finale di Supercoppa: “Ma i precedenti non vanno in campo - ha replicato Inzaghi -. A Riyadh abbiamo fatto un ottimo primo tempo, poi nel secondo non siamo stati come nel primo. In campionato non abbiamo approcciato bene, poi abbiamo fatto un ottimo secondo tempo”.

“Nelle partite ci sono sempre gli imprevisti e vanno gestiti nel modo migliore - prosegue il tecnico nerazzurro -. Sappiamo l’importanza della gara, una semifinale di Coppa Italia contro il Milan. C’è una grandissima voglia di fare un’ottima gara sapendo di trovare un’ottima squadra che ha creato difficoltà non solo a noi ma anche ad altre squadre. Sappiamo di avere avuto difficoltà, specie nel primo derby. Gli altri sono stati equilibrati e decisi da episodi. Ci attende anche un quinto derby, bisognerà fare attenzione ed essere lucidi nei momenti della partita”.

Un tema, quello dell’approccio e della gestione della gara, da sempre centrale, ma che è anche al centro del dibattito a proposito dell’Inter, che non solo deve fare i conti con la necessità di gestire una lunga sequenza di partite in serie, ma che ha anche appena rischiato di scottarsi non più tardi di domenica contro l’Udinese, quando una partita che sembrava ormai indirizzata ha portato a un finale in sofferenza: “Giocheremo su 180 minuti, però per quanto riguarda l’approccio c’è sempre il desiderio di farlo bene. Non è scontato ma vogliamo farlo anche domani sera”.

C’è chi ha registrato un calo mentale nella sua Inter e Inzaghi replica così: “Ci sono tante gare ravvicinate, ma domenica abbiamo fatto un primo tempo eccezionale. Nel secondo tempo fino al gol incassato la squadra stava in campo rischiando poco pur non avendo approcciato come il primo. Dopo il 2-1 abbiamo perso lucidità, una squadra organizzata come la nostra deve sapere che ci sono in campo avversari che ti possono creare qualche difficoltà. L’Inter deve sempre saper giocare a calcio come domenica, è la nostra prerogativa”.

Mancherà ancora capitan Lautaro (“Sta lavorando bene da due o tre giorni, vogliamo averlo a Parma ma bisognerà vedere giornalmente. Ognuno fa le sue tabelle poi ci sono sempre dei contrattempi. Fosse stato per lui sarebbe sempre disponibile, ma ha avuto il problemino con l’Atalanta, speriamo che sabato sia disponibile ma ora non abbiamo quella certezza”), spesso decisivo nelle stracittadine, partite per definizione diverse dalle altre.

E poco importa se il Milan è in difficoltà in campionato, anzi, proprio per questo per i rossoneri sarà l’ultima spiaggia per salvare la stagione.

“È una squadra di qualità che può impensierire chiunque. Abbiamo visto i derby, la sfida col Real Madrid, ha avuto difficoltà in stagione ma in partita secca può impensierire chiunque. Ci vorrà attenzione sapendo che entrambe vorranno la finale di Coppa. Se metterei in panchina Leao? È un ottimo giocatore, ma non possiamo fermarci solo a lui. I giocatori del Milan possono creare problemi e vanno attenzionati tutti”.

Ma questo è un problema di Conceicao, non certo di Inzaghi. Che si gode la sua posizione privilegiata, quella di chi guida una corazzata che punta al Triplete e che pensa soltanto a vincere.