TEHERAN - La tensione nel Golfo Persico torna a livelli d’allerta massima. I Pasdaran iraniani hanno annunciato l’interruzione del traffico marittimo nello Stretto di Hormuz, giustificando la misura come risposta a una presunta violazione del cessate il fuoco da parte di Israele in Libano.
Secondo l’emittente PressTV, lo Stretto è di fatto chiuso: i dati di tracciamento mostrano navi costrette a manovre d’emergenza, come la petroliera Aurora, che ha effettuato un’improvvisa virata di 180 gradi mentre si avvicinava alla costa di Musandam, rientrando nel Golfo.
La Marina dei Guardiani della Rivoluzione ha diramato un comunicato urgente imponendo rotte alternative obbligatorie per le navi in transito, motivando la decisione con la possibile presenza di mine lungo il percorso abituale più al largo.
Secondo la nuova mappa marittima, le navi devono ora seguire percorsi vicini alle coste iraniane, passando a nord e a sud dell’isola di Larak. Per entrare nel Golfo dal Mar di Oman il transito è obbligato tra la costa iraniana e Larak, mentre per l’uscita la rotta passa a sud dell’isola, evitando il percorso normale più vicino alle coste dell’Oman.
Il viceministro degli Esteri iraniano, Saeed Khatibzadeh, ha spiegato ai microfoni della Bbc la posizione di Teheran, legando indissolubilmente la sicurezza della navigazione agli sviluppi militari in Libano. “L’Iran garantirà la sicurezza del passaggio, ma la riapertura effettiva avverrà solo quando gli Stati Uniti avranno fermato questa aggressione”, ha dichiarato Khatibzadeh, riferendosi agli attacchi israeliani contro Hezbollah.
Il viceministro ha poi sollevato un punto giuridico cruciale, sostenendo che lo Stretto non si trovi in acque internazionali e che il “passaggio sicuro” dipenda esclusivamente dalla buona volontà di Iran e Oman. In risposta alle domande sul possibile pagamento di pedaggi o minacce di sabotaggio, Khatibzadeh ha ribadito che l’Iran desidera uno Stretto “pacifico”, ma non accetterà che il Golfo venga “utilizzato impropriamente da navi da guerra”.