ROMA - Il governo italiano punta sulla diplomazia e sul dialogo per affrontare il conflitto con l’Iran e i suoi sviluppi, mantenendo una linea prudente e orientata a soluzioni multilaterali a partire dalla sicurezza dello Stretto di Hormuz, snodo strategico per i commerci globali.
La linea è quella ribadita dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni: “L'Italia non partecipa a questo attacco nei confronti dell’Iran e non intende partecipare. Il nostro lavoro è favorire una de-escalation”.
Nel governo si ragiona su possibili scenari alternativi, tra cui anche l’ipotesi di una missione dei Caschi Blu, pur riconoscendo le difficoltà legate al contesto internazionale. Il coinvolgimento delle Nazioni Unite, infatti, richiederebbe un cessate il fuoco immediato, al momento non previsto, e dovrebbe fare i conti con il peso di Cina e Russia nel Consiglio di sicurezza.
Il ministro della Difesa Guido Crosetto spiega che “tutti i Paesi auspicano una missione multilaterale. Magari le Nazioni Unite si mettessero alla testa di questa cosa”, mentre il ministro degli Esteri Antonio Tajani insiste sulla necessità di una soluzione diplomatica, sottolineando anche i rischi militari di un intervento diretto nello stretto. “Non so quanto sia conveniente, anche dal punto di vista militare, andare a infilarsi in uno stretto complicato. Non facciamo una battaglia di Salamina al contrario”, dice.
L’Italia, intanto, monitora con attenzione la sicurezza nell’area. La fregata Rizzo resta impegnata nel Mar Rosso nella missione europea Aspides, che però potrebbe essere rafforzata per garantire la sicurezza dei traffici tra Suez e Hormuz.
Parallelamente cresce la preoccupazione per un possibile allargamento del conflitto in Libano. Tajani parla di una situazione che non deve replicare quanto avvenuto a Gaza e condanna gli “atti di bullismo” contro i caschi blu di Unifil, mentre Crosetto avverte che “le alternative sono due: o in qualche modo gli Hezbollah vengono disarmati da una missione multilaterale delle Nazioni Unite o li disarma Israele con la guerra, come sta facendo adesso”.
Nel frattempo, Roma ha avviato il ritiro del personale non essenziale nell’area del Golfo dopo l’attacco con un drone a un hotel di Baghdad che ospitava militari italiani. I soldati della missione Nato in Iraq sono stati trasferiti in Kurdistan e saranno poi rimpatriati passando per la Turchia.
Il governo valuta anche forme di supporto militare ai Paesi del Golfo, tra sistemi anti-drone e possibili forniture della batteria missilistica Samp-T.
“Agli Emirati Arabi, attaccati senza aver fatto nulla, abbiamo risposto con aiuti militari”, dice Tajani, aggiungendo che l’Italia è pronta a considerare un sostegno anche al Kuwait per rafforzarne le capacità difensive.