BRUXELLES - I ministri degli Esteri dell’Unione europea hanno compiuto il “passo decisivo” di designare il Corpo delle Guardie della Rivoluzione islamica iraniana come organizzazione terroristica. Ad annunciarlo è stata l’Alta rappresentante dell’Ue per la politica estera, Kaja Kallas, spiegando che “la repressione non può restare senza risposta” e che “ogni regime che uccide migliaia di suoi concittadini sta lavorando per la propria rovina”.  

Prima della riunione a Bruxelles, Kallas aveva dichiarato che “se agisci come un terrorista, dovresti anche essere trattato come un terrorista”. 

Anche dal Consiglio Affari Esteri è emerso il consenso politico sulla ridefinizione dei pasdaran, anche se il ministro italiano Antonio Tajani ha precisato che questa scelta “non significa che non si debba dialogare” con Teheran.  

Contestualmente, i Ventisette hanno adottato nuove sanzioni contro l’Iran. Le misure restrittive prevedono il divieto di ingresso nell’Ue e il congelamento dei beni e colpiscono 21 soggetti, tra individui ed entità coinvolti nella repressione violenta delle proteste interne e altri 10 soggetti legati alla fornitura di armi iraniane alla Russia per la guerra in Ucraina. 

La decisione è stata accompagnata da prese di posizione dei principali governi europei. Il ministro degli Esteri francese Jean-Noel Barrot ha affermato che “la repressione che si è abbattuta sulla rivolta pacifica del popolo iraniano non può restare senza risposta” e che il coraggio degli iraniani “non può restare vano”, e anche il capo della diplomazia spagnola José Manuel Albares ha dichiarato che Madrid condanna “la repressione senza senso del popolo iraniano” ed è pronta a sostenere “qualsiasi misura contro il regime, incluse quelle che coinvolgono le Guardie Rivoluzionarie”.  

La decisione dell’Ue arriva mentre per Teheran continua a salire la tensione con gli Stati Uniti, dopo le nuove minacce del presidente Donald Trump. Secondo la Bbc Verify, il cacciatorpediniere lanciamissili USS Delbert D. Black è stato monitorato mentre attraversava il Canale di Suez diretto verso il Golfo. In base ai dati di tracciamento, sarebbero ora almeno dieci le navi da guerra statunitensi nella regione, tra cui la portaerei nucleare USS Abraham Lincoln. 

Dal canto suo, l’esercito iraniano ha annunciato di aver aggiunto mille droni ai propri reparti da combattimento. Il comandante dell’esercito, Amir Hatami, citato dalla televisione di Stato, ha affermato che Teheran è pronta a una “risposta schiacciante” a qualsiasi attacco, sottolineando che il mantenimento e il rafforzamento dei vantaggi strategici restano una priorità. 

Sul dossier è intervenuto anche il Cremlino, che ha chiesto “moderazione” agli Stati Uniti. Il portavoce Dmitry Peskov ha dichiarato che le possibilità di una soluzione diplomatica “non sono esaurite” e che eventuali azioni militari rischiano di creare “caos” e gravi conseguenze per la stabilità regionale, esortando tutte le parti a puntare sui meccanismi negoziali e a evitare il ricorso alla forza.