WASHINGTON - Mentre i colloqui di pace restano in una fase di stallo, il Pentagono sta mettendo a punto i piani per un’operazione militare decisiva.
Secondo quanto rivelato da Axios, citando fonti interne all’amministrazione, l’obiettivo sarebbe una “dimostrazione schiacciante di forza” per garantire a Donald Trump una vittoria dichiarabile o, in alternativa, una leva negoziale definitiva.
Il piano d’attacco si concentra sul controllo dei gangli vitali dell’economia e della logistica iraniana nello Stretto di Hormuz. Principalmente, prevede l’occupazione o il blocco dell’isola di Kharg, principale hub del petrolio, e dell’isola di Larak, avamposto strategico che ospita bunker e radar per il monitoraggio dello stretto.
Si ipotizza inoltre di prendere il possesso dell’isola di Abu Musa e di due isolotti minori vicini all’ingresso occidentale, territori contesi con gli Emirati Arabi Uniti, parallelamente al sequestro o al blocco sistematico di tutte le navi che esportano greggio iraniano sul lato orientale.
Infine, il piano includerebbe un’operazione ad alto rischio per l’invio di truppe in profondità nel territorio iraniano, con l’obiettivo di mettere in sicurezza l’uranio arricchito stoccato nei siti nucleari sotterranei.
Nonostante i piani siano pronti, fonti della Casa Bianca descrivono le operazioni di terra come ancora “ipotetiche”. Per evitare la complessità di un’invasione su vasta scala, gli Stati Uniti potrebbero optare per campagne di bombardamenti massicci contro centrali elettriche e impianti energetici.
L’obiettivo minimo sarebbe quello di degradare le capacità iraniane al punto da impedire l’accesso al materiale nucleare, una minaccia a cui Teheran ha già risposto promettendo una “rappresaglia totale” in tutto il Golfo Persico.
L’isola di Kharg rimane il punto più caldo della scacchiera. Secondo la Cnn, le forze iraniane hanno già iniziato a fortificare l’isola con mine e sistemi antiaerei, preparandosi a quello che Axios aveva già ipotizzato come il primo obiettivo di uno sbarco Usa. Trump non ha ancora sciolto la riserva, ma l’avvertimento è chiaro: senza risultati tangibili nei colloqui, la pressione militare è destinata a esplodere.