TEHERAN – L’Iran è pronto a discutere di compromessi per arrivare a un accordo sul suo programma nucleare con gli Stati Uniti, se Washington sarà disposta a parlare della revoca delle sanzioni. Lo ha dichiarato il vice ministro degli Esteri iraniano Majid Takht-Ravanchi intervistato dalla Bbc a Teheran. La palla è “nel campo degli Stati Uniti per dimostrare che vogliono raggiungere un accordo” e ‘‘se sono sinceri, sono sicuro che saremo sulla strada giusta per un accordo”, ha detto il vice ministro.
Stati Uniti e Iran terranno martedì a Ginevra un secondo round di colloqui sul programma nucleare di Teheran, scrive intanto Axios citando un funzionario statunitense e tre fonti informate. Del team statunitense che si impegnerà nei colloqui farà parte il consigliere e cognato del presidente americano, Jared Kushner, e l’inviato della Casa Bianca Steve Witkoff, hanno affermato le fonti.
Si prevede che la delegazione iraniana sarà guidata dal ministro degli Esteri Abbas Araghchi. Ai negoziati è attesa anche la partecipazione del ministro degli Esteri dell’Oman, Badr al-Busaidi, che sta mediando tra le parti.
Takht-Ravanchi ha sottolineato l’offerta di Teheran di diluire il suo uranio arricchito al 60% come prova della sua disponibilità a scendere a compromessi. “Siamo pronti a discutere di questa e di altre questioni relative al nostro programma, se saranno disposti a parlare di sanzioni”, ha dichiarato Takht-Ravanchi alla Bbc. Quanto alla possibilità che l’Iran accetti di spedire fuori dall’Iran le sue scorte di oltre 400 kg di uranio altamente arricchito, come fatto nell’accordo nucleare del 2015 , Takht-Ravanchi ha affermato che “è troppo presto per dire cosa accadrà nel corso dei negoziati”.
Alcuni giorni fa il presidente Usa Donald Trump aveva dichiarato che l’accordo con l’Iran “è difficile” e il cambio di regime a Teheran “sarebbe la cosa migliore”.
“Partirà molto presto” una seconda portaerei verso il Medioriente, ne avremo bisogno, se non raggiungiamo un accordo’’, aveva aggiunto Trump facendo riferimento al trasferimento della Uss Gerald R. Ford, cardine della flotta a stelle e strisce, dai Caraibi al Medioriente. La ‘armada’ già schierata comprende otto cacciatorpediniere lanciamissili in grado di intercettare missili balistici iraniani, sistemi di difesa antimissile terrestri e sottomarini capaci di lanciare missili da crociera Tomahawk contro obiettivi in territorio nemico.
La Casa Bianca non ha ancora deciso se colpire militarmente, secondo il quadro che il New York Times delinea sulla base di informazioni fornite da tre alti funzionari dell’Amministrazione.