TEHERAN – L’ufficio presidenziale dell’Iran ha pubblicato sui media statali un elenco di 2986 persone uccise nelle proteste, con il loro nome, cognome, nome del padre e parte del loro codice nazionale.

“La pubblicazione dell’elenco, fornito dalla Polizia Scientifica dello Stato, è avvenuta su ordine del presidente Masoud Pezeshkian, in base ai principi di trasparenza, responsabilità e rendicontazione”, ha dichiarato domenica l’ufficio, citato dall’Irna.

“Come annunciato in precedenza, il numero totale delle vittime è di 3117, di cui 131 non identificati e non presenti in questa lista”, si legge nella dichiarazione dell’ufficio presidenziale, in cui si aggiunge: “Le vittime dei recenti disordini sono figli di questa terra e nessuna persona in lutto dovrebbe essere lasciata in silenzio e indifesa”.

“A differenza dei nemici che si occupano della vita degli individui e cercano di ottenere vantaggi politici contribuendo ad aggravarla – si legge ancora -, crediamo che le vittime non siano solo numeri… e il presidente, in base al suo dovere morale, si considera il custode dei loro diritti”.

La dichiarazione giunge mentre, durante le sanguinose proteste, in cui secondo resoconti non ufficiali sono state uccise oltre 40.000 persone, il presidente aveva definito i manifestanti “terroristi”, “elementi degli Stati Uniti e di Israele” e anche “rivoltosi”, e aveva sollecitato un serio confronto con loro. Anche alcuni corpi delle vittime sono stati riconsegnati alle famiglie con ritardo, con rigide misure di sicurezza e in cambio di denaro o del rilascio di una tessera di appartenenza alla milizia Basij. Molti corpi risultano ancora dispersi.

Nelle ultime ore, è stato confermato che il giovane simbolo delle proteste, Erfan Soltani, è stato rilasciato. Soltani, 26 anni, era stato arrestato l'8 gennaio. Inizialmente ne era stata annunciata la condanna a morte per propaganda contro lo Stato, poi ritrattata dalle autorità iraniane.

Gli Usa avevano più volte messo in guardia Teheran rispetto ad una sua esecuzione, minacciando di attaccare se fossero stati giustiziati i dimostranti. Dopo l'incertezza sulla sua sorte, l'ong Hengaw aveva ottenuto rassicurazioni che fosse vivo.

Poche ore fa, la buona notizia: come annunciato dal suo avvocato Amir Mousakhani, Erfan è stato rilasciato dopo il pagamento di una cauzione di "due miliardi di toman" (poco più di 20.000 dollari).