TEHERAN - Mentre le forze israeliane colpiscono il cuore del regime iraniano, la diplomazia internazionale cerca faticosamente di gestire la crisi dello Stretto di Hormuz e l’impatto energetico globale della guerra.
Israele e Stati Uniti continuano a colpire sistematicamente i vertici del potere a Teheran. L’emittente statale iraniana Irib ha confermato stamane l’uccisione del generale Ali Mohammad Naeini, potente portavoce del corpo dei Guardiani della Rivoluzione Islamica (Pasdaran).
Il raid si inserisce in una mattinata di intensi bombardamenti, durante la quale le Forze di difesa israeliane (Idf) hanno iniziato a colpire strutture del regime nella zona di Nur, sulle rive del Mar Caspio. Oltre a Naeini, è stata confermata la morte di Esmail Ahmadi, successore di Soleimani alla guida dell’intelligence dei Basij, mentre la risposta di Teheran si è concretizzata in una nuova ondata di missili diretti contro l’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv e in diversi raid nel sud del Libano.
Dall’ombra del suo rifugio, la Guida Suprema Mojtaba Khamenei è tornata a farsi sentire sui social con un messaggio intimidatorio: “La sicurezza deve essere strappata ai nemici interni ed esterni, anche all’estero”.
Il conflitto continua a colpire le infrastrutture energetiche del Golfo. Un attacco di droni ha provocato un vasto incendio nella raffineria kuwaitiana di Mina Al-Ahmadi. I media statali confermano la presenza di vittime e gravi danni all’impianto della compagnia petrolifera nazionale.
Nonostante l’escalation, il presidente Usa Donald Trump ha cercato di frenare i mercati, negando la volontà di inviare truppe di terra e rivelando di aver chiesto a Benjamin Netanyahu di non colpire ulteriormente le infrastrutture energetiche iraniane per evitare un collasso totale dell’offerta globale.
A margine del Consiglio Europeo di Bruxelles, la premier Giorgia Meloni è intervenuta per precisare i contorni della partecipazione italiana al piano per la riapertura dello Stretto di Hormuz, firmato insieme a Regno Unito, Francia, Germania, Olanda e Giappone.
“Nessuno pensa ovviamente a una missione militare per forzare il blocco nello Stretto”, ha assicurato Meloni, sottolineando che l’impegno è volto alla pianificazione diplomatica e alla sicurezza della navigazione, non a un intervento bellico diretto.
Dalla Turchia arriva la ferma condanna del presidente Recep Tayyip Erdogan, che ha accusato Israele di aver ucciso migliaia di persone, avvertendo che “la pagherà“. Di parere opposto il premier israeliano Netanyahu, secondo cui ci sono invece “molti segnali che il regime iraniano stia cedendo” sotto il peso della pressione militare e delle perdite interne.