TEHERAN - La Repubblica Islamica conferma: l’ayatollah Ali Khamenei è morto nel massiccio attacco congiunto sferrato da Stati Uniti e Israele. Nel raid, che ha colpito il distretto di Narmak a Teheran, è rimasto ucciso anche l’ex presidente Mahmoud Ahmadinejad.

Con la “testa del serpente tagliata” — come definito dal Centcom (il comando militare centrale Usa) — l’Iran attiva le procedure costituzionali d’emergenza: un Consiglio di leadership ad interim guiderà il Paese, mentre la nuova Guida Suprema sarà scelta entro 48 ore. 

In attesa che l’Assemblea degli Esperti elegga il successore di Khamenei, il potere è passato nelle mani di un triumvirato tecnico e religioso, composto dal Masoud Pezeshkian, Gholamhossein Ejei e Alireza Arafi.

Il presidente Pezeshkian, (71 anni) cardiochirurgo e riformista pragmatico in carica dal giugno 2024, ha reagito all’attacco definendolo una dichiarazione di guerra contro tutti i musulmani, e questo nonostante il suo profilo da tecnocrate.

Accanto a lui siede il capo della magistratura ed ex ministro all’Intelligence Ejei (68 anni), falco dell’apparato di sicurezza sanzionato dagli Stati Uniti per violazioni dei diritti umani, che garantisce la continuità della linea dura giudiziaria. Il quadro è completato Alireza Arafi (65 anni), membro del Consiglio dei Guardiani e vertice dei seminari sciiti di Qom, che agisce come custode dell’ortodossia religiosa in questa fase di crisi.  

Un ruolo d’ombra, ma centrale, è svolto da Ali Larijani, capo del Consiglio supremo di Sicurezza nazionale, che ha già giurato vendetta: “Gli Usa e il regime sionista hanno bruciato i cuori della nazione. Noi bruceremo i loro”. 

Mentre la successione è in corso, la pioggia di fuoco non si ferma. Gli Stati Uniti hanno annunciato la distruzione totale del quartier generale dei Pasdaran, sostenendo che il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie abbia perso ogni capacità di coordinamento centrale. 

In un video su Truth, il presidente Usa ha dichiarato che l’operazione durerà “quattro settimane o meno”, finché l’Iran non avrà più la capacità di sviluppare armi nucleari o missili a lungo raggio. 

L’escalation ha costretto l’Europa a muoversi. Sebbene con sfumature diverse, le potenze del gruppo E3 (Francia, Germania, Regno Unito) si preparano a contenere la rappresaglia iraniana. 

Il premier Keir Starmer ha autorizzato gli Usa a usare le basi britanniche per colpire i siti missilistici iraniani, pur precisando che Londra non parteciperà direttamente ad azioni offensive. La Francia, invece, invierà due navi da guerra nel Mar Rosso per proteggere le rotte commerciali e unirsi alla missione Ue. 

Inoltre, Parigi e Londra si sono dette pronte ad “azioni difensive proporzionate” per distruggere alla fonte la capacità dell’Iran di lanciare droni e missili contro i Paesi vicini.   

Ali Larijani, infatti, ha inviato un avvertimento diretto ai vicini arabi: le basi statunitensi presenti sul loro territorio sono considerate “suolo Usa” dall’Iran. “Se le basi nei vostri paesi vengono usate contro di noi, le prenderemo di mira”, ha chiarito, segnalando il rischio di un allargamento del conflitto a tutto il Golfo Persico.