TEHERAN – La crisi iraniana entra in una fase sempre più critica, con le proteste che da oltre due settimane continuano a scuotere il Paese e una crescente apprensione internazionale rispetto al possibile intervento statunitense. Come è solito fare, il presidente americano Donald Trump ha alzato ulteriormente i toni, invitando apertamente gli iraniani a “continuare a manifestare” e a “prendere il controllo delle istituzioni”, promettendo che “l’aiuto è in arrivo”, una frase sul cui significato si interroga la comunità internazionale. Trump ha anche annunciato di aver cancellato tutti gli incontri con i funzionari di Teheran e di star valutando misure di sostegno ai manifestanti, mentre minaccia dazi del 25% a qualsiasi Paese continui a commerciare con la Repubblica islamica.

Sul terreno, il bilancio della repressione continua a salire. Secondo l’agenzia Iran International le vittime sarebbero almeno 12mila, con stime che arrivano fino a 20mila morti, la maggior parte dei quali giovani sotto i 30 anni. Le autorità iraniane parlano invece di circa tremila vittime. A destare particolare allarme è il caso di Erfan Soltani, un uomo di 26 anni, arrestato nei giorni scorsi e condannato a morte con un procedimento lampo: per lui si parla di impiccagione imminente. L’Onu si è detta “inorridita” da quanto sta accadendo nel Paese medio orientale e l’Unione Europea ha annunciato nuove sanzioni contro i vertici del regime e il Corpo delle Guardie della Rivoluzione.

Ed è l’ambasciatore iraniano all’Onu, Amir Saeid Iravani, in una lettera indirizzata al Segretario Generale António Guterres, ad attaccare gli Stati Uniti, sostenendo che “le fantasie e la politica degli Stati Uniti nei confronti dell’Iran sono radicate nel desiderio di un cambio di regime, con sanzioni, minacce, disordini orchestrati e caos che fungono da modus operandi per creare un pretesto per un intervento militare”.

Intanto, sono molteplici i Paesi europei, tra cui l’Italia, ad aver convocato gli ambasciatori iraniani per protestare contro le violenze perpetrate dal regime di Teheran nei confronti dei manifestanti. Ma dal governo iraniano è arrivata una critica durissima nei confronti del cancelliere tedesco Friedrich Merz. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi lo ha accusato di incoerenza: “Tra tutti i governi, quello tedesco è forse quello meno adatto ad affrontare la questione dei diritti umani. Il motivo è semplice: i suoi palesi doppi standard degli ultimi anni hanno cancellato ogni briciolo di credibilità”, ha scritto su X. Quando l’Iran sconfigge i terroristi che uccidono civili e poliziotti, il cancelliere tedesco si affretta a dichiarare che “la violenza è espressione di debolezza. Cosa ha da dire, allora, il signor Merz del suo incondizionato sostegno all’omicidio di massa di 70.000 palestinesi a Gaza? Gli iraniani ricordano anche il ripugnante elogio del signor Merz a Israele quando ha bombardato case e aziende nel nostro Paese la scorsa estate. Quella violenza gratuita e illegale, ha insistito il Cancelliere tedesco, era un favore che Israele stava facendo all’Europa svolgendo il suo lavoro sporco”, ha ricordato, prima di invitare la Germania a “porre fine alle sue interferenze illecite nella nostra regione, incluso il suo sostegno al genocidio e al terrorismo”.  

Il governo australiano ha espresso il proprio supporto ai manifestanti iraniani, con il primo ministro Anthony Albanese che ha ricordato la recente espulsione dell’ambasciatore iraniano in Australia e la ministra degli Esteri, Penny Wong, che ha ricordato l’imposizione di “circa 200 sanzioni, comprese quelle contro membri e entità dei Guardiani della Rivoluzione Islamica, oltre ad altre entità e individui. Siamo stati in prima linea nel rimuovere l’Iran da un organismo delle Nazioni Unite in relazione alla discriminazione contro le donne”. 

Da parte sua, Washington ha invitato i propri cittadini a lasciare immediatamente l’Iran e a non fare affidamento sull’assistenza consolare, mentre il confronto geopolitico tra la Casa Bianca e gli alleati storici di Teheran si fa più duro. Mosca ha definito “inaccettabili” le minacce americane, avvertendo che un nuovo attacco avrebbe “conseguenze disastrose” per la sicurezza globale. Anche Pechino ha reagito, promettendo di difendere i propri interessi commerciali dopo l’annuncio dei dazi, la Cina è infatti uno dei principali acquirenti di greggio iraniano.

Dietro le quinte, la Casa Bianca lavora su più piani. Trump ha riunito il team per la sicurezza nazionale per valutare una gamma di opzioni, in questa fase prevalentemente non militari, secondo fonti citate da Axios. Tra le ipotesi allo studio, figurano cyber attacchi e azioni mirate contro l’apparato di sicurezza interno iraniano responsabile della repressione. Un’operazione militare su larga scala appare più complessa, non vi sono portaerei americane nell’area e si temono eventuali ritorsioni contro le basi americane nella regione. Parallelamente, l’amministrazione americana sembra prepararsi a ogni scenario politico, con l’inviato speciale Steve Witkoff che avrebbe incontrato segretamente l’ex principe ereditario iraniano Reza Pahlavi, da anni sul suolo americano, che si propone come figura di transizione nel caso di un collasso del regime. Un segnale che rafforza l’idea di un cambio di regime come esito possibile della crisi, sebbene alla Casa Bianca sia forte il confronto tra la linea interventista, sostenuta dal segretario di Stato Marco Rubio e dal capo del Pentagono Pete Hegseth, e quella più prudente del vicepresidente JD Vance, attento agli umori della base Maga. Sul fronte interno iraniano, il regime sostiene di aver ripreso il controllo delle strade e ha organizzato contromanifestazioni a sostegno della Repubblica islamica. 

Le comunicazioni restano ancora fortemente limitate, internet continua ad essere bloccato, come le comunicazioni interne e solo le chiamate internazionali in uscita funzionano, ma a intermittenza. In questo vuoto informativo, il ruolo di Starlink, il servizio di internet satellitare sviluppato da SpaceX, l’azienda di Elon Musk, è diventato cruciale. Secondo Bloomberg e il Wall Street Journal, SpaceX avrebbe reso gratuito il servizio in Iran, mentre le autorità danno la caccia alle parabole satellitari per impedire la diffusione dei video delle proteste.