WASHINGTON - Mentre il mondo osserva con il fiato sospeso la scadenza dell’ultimatum, il presidente Donald Trump ha scosso i mercati e le diplomazie con un messaggio dai toni escatologici pubblicato sul social Truth. 

“Stanotte morirà un’intera civiltà, per sempre. Non vorrei che accadesse, ma probabilmente succederà”, ha scritto il presidente, riferendosi all’imminente attacco totale previsto in caso di mancata riapertura dello Stretto di Hormuz. 

Tuttavia, Trump ha lasciato intravedere una paradossale speranza: “Ora che abbiamo un cambio di regime completo e totale, dove prevalgono menti diverse e più intelligenti, forse qualcosa di rivoluzionario e meraviglioso potrà accadere. Lo scopriremo stanotte, in uno dei momenti più importanti della storia del mondo”.

Il messaggio si conclude con una benedizione al “grande popolo dell’Iran”, segnando la fine di quelli che Trump definisce “47 anni di estorsioni e morte”. 

Ad alimentare i timori di una soluzione estrema sono state le parole del vicepresidente JD Vance, durante una conferenza stampa in Ungheria. Vance ha dichiarato che gli Stati Uniti possiedono “strumenti nell’arsenale che finora non abbiamo deciso di usare”, aggiungendo che Trump “deciderà di usarli se gli iraniani non cambieranno la loro condotta”. 

L’ambiguità di queste affermazioni ha spinto molti osservatori, inclusi esponenti dell’opposizione democratica, a ipotizzare il ricorso ad armi nucleari tattiche. La risposta della Casa Bianca non si è fatta attendere ed è arrivata con toni durissimi tramite l’account ufficiale RapidResponse47 su X: “Non c’è letteralmente nulla in ciò che ha detto il vicepresidente che suggerisca una cosa del genere, branco di buffoni! Pagliacci!”. 

Nonostante la smentita categorica sull’opzione nucleare, resta confermata la volontà di colpire duramente le infrastrutture civili e militari iraniane (ponti e centrali elettriche) qualora la tregua di 45 giorni non venga accettata. 

Sul fronte diplomatico, la situazione appare disperata. Come riportato dal Wall Street Journal, i negoziatori sono estremamente pessimisti: il divario tra le richieste di Washington e le concessioni di Teheran è ritenuto “troppo ampio per essere colmato”. 

Funzionari statunitensi riferiscono che lo stesso Trump avrebbe perso fiducia nella possibilità di un accordo dell’ultimo minuto. Al Pentagono, l’ordine di attacco è considerato imminente e potrebbe essere impartito già pochi istanti dopo lo scoccare della mezzanotte (ora di Washington).