WASHINGTON - Le forze speciali Usa hanno recuperato il secondo pilota disperso in Iran dopo l’abbattimento dell’F-15E avvenuto venerdì. Lo riferisce Axios, citando fonti ufficiali Usa. Il presidente americano Donald Trump e i componenti di alto livello del suo staff hanno seguito le operazioni di salvataggio del secondo componente dell’ equipaggio dell’F-15E abbattuto in Iran dalla Situation Room della Casa Bianca, riporta ancora Axios, in base a fonti ufficiali americane.
“LO ABBIAMO RECUPERATO! Miei concittadini americani, nelle ultime ore le Forze Armate degli Stati Uniti hanno portato a termine una delle più audaci operazioni di ricerca e salvataggio nella storia degli Usa, in favore di uno dei nostri incredibili Ufficiali di equipaggio - che è anche un Colonnello di grande prestigio - e che sono entusiasta di potervi annunciare essere ora SANO E SALVO!”. Lo scrive Donald Trump su Truth, in un post dedicato al salvataggio del secondo componente dell’F-15E abbattuto in Iran.
“NON LASCEREMO MAI INDIETRO UN GUERRIERO AMERICANO! Il fatto di essere riusciti a portare a termine” le due operazioni di salvataggio dell’equipaggio dell’F-15E abbattuto venerdì dall’Iran “senza che un SOLO americano rimanesse ucciso, o persino ferito, dimostra ancora una volta che abbiamo raggiunto una schiacciante dominanza e superiorità aerea nei cieli dell’Iran”, ha scritto poi Donald Trump su Truth.
Secondo quanto rendono noto i pasdaran, però, ripresi dall’agenzia iraniana Fars, un “velivolo nemico americano che cercava il pilota abbattuto è stato distrutto nella regione meridionale di Isfahan”.
L’Aeronautica Usa ha impiegato squadre altamente addestrate per il recupero di aviatori e attrezzature sensibili finiti in territorio nemico: specialisti delle ‘mission impossible’. Per gli l’amministrazione Usa si trattava di una questione vitale, dato che Donald Trump aveva sostenuto nel messaggio alla nazione di mercoledì scorso che l’Iran non dispone di “alcuna attrezzatura antiaerea” e che i suoi radar sono “annientati al 100%”.
Il presidente statunitense, nel frattempo, ha minacciato l’escalation, ricordando l’ultimatum del 26 marzo: “Ricordate quando ho dato all’Iran dieci giorni per RAGGIUNGERE UN ACCORDO o APRIRE LO STRETTO DI HORMUZ? Il tempo sta scadendo: restano 48 ore prima che l’inferno si scateni su di loro”, ha scritto su Truth.
Il tycoon si è riunito venerdì per diverse ore coi più stretti collaboratori per trattare le modalità di risposta all’abbattimento dell’F-15E e dell’A-10 Warthog, dopo aver detto alla Nbc News che gli ultimi sviluppi non avrebbero influito nei negoziati con Teheran.
E dopo che l’Iran, forte del colpo messo a segno con il jet, sembrava chiudere - stando al Wall Street Journal - a qualsiasi ipotesi di negoziato indiretto con gli Stati Uniti, il ministro degli Esteri, Abbas Araghchi, ha voluto chiarire: “La posizione dell’Iran viene travisata dai media statunitensi. Siamo profondamente grati al Pakistan per i suoi sforzi e non ci siamo mai rifiutati di andare a Islamabad. Ciò che ci interessa sono le condizioni per una fine definitiva e duratura alla guerra illegale impostaci”, ha scritto su X.
Sono 365 i militari americani feriti dall’inizio dell’Operazione Epic Fury, quasi cinque settimane fa, nell’ultimo bollettino del Pentagono aggiornato a venerdì, con la conferma di 13 morti e di 7 aerei distrutti. Mentre gli oneri finanziari, sempre molto impopolari negli Stati Uniti, sono in continua crescita.
Intanto, sono ritornati i sospetti sulla Cina sia per gli aiuti a ricostituire il programma missilistico di Teheran sia per il supporto delle aziende del Dragone nella fornire informazioni di intelligence che espongono le forze Usa. Si tratterebbe, ha riferito il Washington Post, di “aziende private” e, di fatto, il Partito comunista cinese starebbe cercando di “mantenere le distanze”.