TEHERAN - A poche ore dalla scadenza dell’ultimatum che minacciava di far precipitare il Medio Oriente in un conflitto totale, si è consumata una svolta diplomatica senza precedenti. Secondo una ricostruzione di Axios, basata su undici fonti qualificate, la Guida Suprema Mojtaba Khamenei ha dato il via libera definitivo ai suoi negoziatori per la prima volta dall’inizio delle ostilità, scongiurando una massiccia campagna di bombardamenti statunitensi già pronta a scattare. 

Mentre Donald Trump minacciava pubblicamente l’annientamento dell’Iran, il Pentagono e le forze Usa nella regione erano in stato di massima allerta. “Non avevamo idea di cosa sarebbe successo. Era una situazione folle”, ha riferito un funzionario della Difesa. Nel frattempo, in Iran, i civili abbandonavano le città temendo l’impatto di attacchi imminenti. 

Il punto di rottura è stato sfiorato lunedì mattina, quando gli Stati Uniti hanno ricevuto una controproposta iraniana in 10 punti definita dall’inviato Steve Witkoff come “un disastro, una catastrofe”. 

La giornata di lunedì è stata segnata da una frenetica attività di emendamenti coordinata da una rete internazionale, con i mediatori pakistani che hanno fatto da spola tra Witkoff e il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi. Contemporaneamente, i rispettivi ministri degli Esteri di Egitto e Turchia hanno lavorato per colmare le distanze tecniche, mentre Pechino ha esercitato pressioni su Teheran affinché cercasse una via d’uscita onorevole. 

In questo contesto, il ruolo di Mojtaba Khamenei è stato decisivo ma necessariamente segreto. Per timore di attentati, la Guida Suprema ha comunicato solo tramite note scritte e messaggeri. È stato lui a dare l’ok alla bozza aggiornata per un cessate il fuoco di due settimane, nonostante le resistenze interne dei comandanti delle Guardie Rivoluzionarie, convinti infine dallo stesso Araghchi. 

Nonostante i progressi sottotraccia, martedì mattina Trump ha lanciato la sua minaccia più inquietante sui social, alimentando voci di un possibile ritiro dell’Iran dai colloqui. Notizia smentita dai fatti: il vicepresidente JD Vance, in collegamento dall’Ungheria, manteneva i contatti con i pakistani, mentre Benjamin Netanyahu consultava freneticamente il team di Trump, preoccupato che Israele potesse perdere il controllo del processo. 

La conferma definitiva è arrivata in una sequenza rapidissima, iniziata con l’annuncio del premier pakistano Shehbaz Sharif che ha pubblicato i termini della tregua su X. Prima di accettare ufficialmente l’accordo, Trump ha parlato con Netanyahu per garantirne l’impegno e con il feldmaresciallo pakistano Asim Munir per chiudere il cerchio diplomatico. Infine, solo 15 minuti dopo il post di conferma del presidente, le forze statunitensi hanno ricevuto i nuovi ordini di cessate il fuoco. 

L’intesa prevede l’immediata riapertura dello Stretto di Hormuz. Abbas Araghchi ha confermato che l’Iran rispetterà i termini della tregua, permettendo il transito delle navi in coordinamento con le forze armate di Teheran. La tregua di due settimane offre ora una finestra temporale fragilissima per trasformare questo cessate il fuoco in una de-escalation duratura.