SYDNEY - La morte dell’Ayatollah Ali Khamenei nei raid condotti da Stati Uniti e Israele ha scatenato reazioni opposte tra esultanza e preoccupazione.
Mentre parte della comunità iraniana in Australia è scesa in piazza per celebrare la fine del leader religioso, il governo federale ha avvertito che le possibilità di assistere gli australiani ancora in Iran sono limitate.
La regione è entrata in una fase di forte instabilità dopo gli attacchi che hanno colpito la leadership della Repubblica islamica. Teheran ha risposto con controffensive contro diversi Paesi e numerose rotte aeree sono state chiuse, provocando cancellazioni e deviazioni in tutto il Medio Oriente.
Il primo ministro Anthony Albanese ha sostenuto l’azione volta a impedire all’Iran di sviluppare armi nucleari e di continuare, a suo dire, a destabilizzare l’area. “Khamenei era responsabile del programma missilistico e nucleare, del sostegno a gruppi armati e di atti brutali contro il suo stesso popolo - ha dichiarato a Sydney -. La sua scomparsa non sarà rimpianta”.
Nella capitale del New South Wales migliaia di persone si sono radunate a Hyde Park, tra bandiere e slogan contro il regime. A Canberra, davanti all’ex ambasciata iraniana, circa 200 manifestanti hanno brindato e cantato. James Younessi, medico iraniano-australiano, ha riferito di scene simili anche in Iran, con persone “in strada a cantare e distribuire dolci”. Pur accogliendo con favore la fine del leader, ha detto che avrebbe preferito vederlo processato.
Parallelamente, piccoli cortei contro la guerra hanno denunciato l’illegalità degli attacchi preventivi. L’Australia ha aggiornato le allerte di viaggio per Israele, Libano, Bahrain, Kuwait, Qatar ed Emirati Arabi Uniti al livello “non viaggiare”. Per l’Iran l’avviso era già in vigore.
Albanese ha ricordato che l’Australia ha ritirato il proprio ambasciatore da Teheran nel 2025, limitando le capacità di intervento consolare. “Le nostre possibilità sono ristrette, ma continueremo a impegnarci”, ha detto, invitando gli australiani nella regione a registrarsi presso il Dipartimento degli Affari Esteri.
Il ministro degli Esteri Penny Wong ha escluso un coinvolgimento militare australiano e ha confermato che Canberra non era stata informata in anticipo dei raid. Intanto, con lo spazio aereo in gran parte chiuso, anche eventuali operazioni di evacuazione risultano complesse.