REYKJAVIK - L’Islanda si prepara a una svolta storica che potrebbe ridisegnare i confini politici del continente. Il prossimo 29 agosto, i cittadini islandesi saranno chiamati alle urne per un referendum decisivo: riavviare i negoziati di adesione all’Unione Europea, interrotti bruscamente nel 2013. Secondo i sondaggi più recenti, il fronte del “Sì” è in vantaggio con il 52%, alimentando la prospettiva di un ingresso record entro il 2027. 

A differenza dei candidati balcanici come il Montenegro, l’Islanda gode di un vantaggio tecnico senza precedenti. Il Paese è già parte integrante dello Spazio Economico Europeo (SEE) e dell’area Schengen, il che significa che ha già recepito la stragrande maggioranza della normativa comunitaria. 

Reykjavík aveva già chiuso 11 dei 33 capitoli negoziali prima dello stop del 2013. Se il referendum darà esito positivo, il processo di “scongelamento” potrebbe essere rapidissimo. 

Per l’Ue, l’Islanda non è solo un partner commerciale, ma una sentinella strategica in una regione (l’Artico) dove le mire di Russia e Cina si fanno sempre più pressanti. 

Il dossier più delicato resta quello marittimo. Sebbene nel 2025 sia stato firmato un nuovo Memorandum di Intesa per la cooperazione su biodiversità e blue economy, restano sul tavolo due grandi ostacoli: 

Il dossier più delicato resta quello marittimo poiché, nonostante nel 2025 sia stato firmato un nuovo Memorandum di Intesa per la cooperazione su biodiversità e blue economy, rimangono sul tavolo due grandi ostacoli. Da un lato la gestione delle risorse ittiche, che rappresenta il cuore dell’identità islandese e fu il motivo principale del fallimento dei negoziati nel 2013. Dall’altro la caccia alle balene, una pratica ancora autorizzata in Islanda che si scontra frontalmente con le rigide normative ambientali e i valori dell’Unione Europea. 

Per quanto riguarda la crisi ucraina, l’Islanda ha già dimostrato di agire come uno Stato membro de facto. Dall’inizio del conflitto, infatti, Reykjavík ha applicato ogni pacchetto di sanzioni contro Mosca. 

Inoltre, secondo il Kiel Institute, tra il 2022 e l’agosto 2025 l’Islanda ha stanziato 70 milioni di euro per l’Ucraina, suddivisi tra aiuti umanitari, finanziari e supporto militare. Oltre a partecipare attivamente all’invio di veicoli, attrezzature energetiche e forniture mediche, consolidando la sua immagine di partner affidabile per la sicurezza collettiva. 

Se i cittadini voteranno a favore il 29 agosto, gli esperti prevedono che l’adesione formale potrebbe concretizzarsi in meno di un anno. In un momento di estrema instabilità globale, l’Europa vede nell’Islanda l’opportunità di mettere in sicurezza il Nord Atlantico e blindare una regione chiave contro le interferenze esterne.