TEL AVIV - Per la prima volta dalla riapertura del valico di Rafah tra Egitto e Gaza il 2 febbraio scorso, Israele ha aperto il valico sul lato palestinese nella giornata di sabato, consentendo il passaggio solamente ai malati e ai feriti. I valichi di Kerem Shalom e Awya, dove transitano i camion, sono rimasti chiusi, impedendo la consegna di aiuti umanitari a Gaza per il secondo giorno consecutivo, secondo quanto riportato da una fonte della sicurezza egiziana.
I bisognosi di cure sono stati accompagnati dai mezzi e dal personale della Mezzaluna Rossa in diversi ospedali egiziani.
E, nonostante la preoccupazione della vigilia, si è conclusa senza incidenti la preghiera principale del primo venerdì di Ramadan a Gerusalemme: secondo il Waqf, l’ente giordano che amministra i luoghi nella Città Santa, 80mila fedeli musulmani sarebbero saliti sulla Spianata per accedere alla Moschea di Al Aqsa. Un numero decisamente inferiore rispetto agli anni precedenti in cui si calcolavano circa 200mila presenze.
Le autorità israeliane, che gestiscono l’accesso alla Spianata (per gli ebrei Monte del Tempio), hanno comunicato che in vista del mese del Ramadan, sarà permesso l’ingresso di 10mila palestinesi della Cisgiordania ogni venerdì, bambini fino ai 12 anni, uomini oltre i 55 anni e donne oltre i 50.
In una situazione che sembra in stallo, è arrivata nei giorni scorsi la dichiarazione del portavoce di Hamas, Hazem Qassem, secondo cui il movimento islamista palestinese sarebbe aperto alle forze internazionali di mantenimento della pace a Gaza, ma ha respinto qualsiasi interferenza nella gestione del territorio.
“La nostra posizione sulle forze internazionali è chiara: vogliamo forze di mantenimento della pace che monitorino il cessate il fuoco, ne garantiscano l’attuazione e fungano da cuscinetto tra l’esercito di occupazione e il nostro popolo nella Striscia di Gaza, senza interferire negli affari interni di Gaza”, ha affermato Qassem.