TEL AVIV - Il diciannovesimo giorno di guerra segna il punto più alto della strategia di “decapitazione” perseguita da Israele e Stati Uniti. Con l’eliminazione di Ali Larijani, l’architetto della sicurezza nazionale, del comandante dei Basij Gholamreza Soleimani, e del ministro dell’intelligence Esmaeil Khatib, il regime iraniano perde i suoi pilastri operativi. Tuttavia, mentre Benjamin Netanyahu esorta il popolo alla rivolta, l’intelligence alleata frena: il sistema repressivo, pur ferito, è pronto a trasformare le strade in un massacro.
Il primo ministro israeliano, mostrando una lista di obiettivi aggiornata all’ambasciatore statunitense Mike Huckabee, ha rivendicato i successi delle ultime ore. “Abbiamo eliminato Ali Larijani, il capo di quella banda di gangster che governava l’Iran”, ha dichiarato Netanyahu, definendo l’operazione un’opportunità storica per il popolo iraniano.
“Stiamo colpendo le basi e le piazze. Uscite e festeggiate, noi vigiliamo dall’alto”, è stato il messaggio lanciato dal premier, che punta esplicitamente a un cambio di regime, pur ammettendo che non sarà un processo né breve né facile.
Nonostante i colpi inferti, la missione non è compiuta. Al centro del mirino resta Mojtaba Khamenei, figlio e successore della Guida Suprema. La sua sorte rimane un mistero: ferito all’inizio del conflitto, si manifesta solo attraverso messaggi pubblici criptici. Le voci di un ricovero d’emergenza a Mosca si rincorrono, ma le Forze di difesa israeliane (Idf) mantengono la cautela.
“Continueremo a inseguire chiunque rappresenti una minaccia”, ha confermato il portavoce Effie Defrin, sottolineando che l’operazione si protrarrà almeno fino alla Pasqua ebraica (aprile 2026). Oltre a Mojtaba, l’obiettivo è lo smantellamento totale dei Basij, che nell’ultimo raid hanno perso decine di quadri di primo livello, indebolendo il meccanismo di controllo capillare del territorio.
Nonostante l’ottimismo di facciata di Netanyahu, analisti e diplomatici dipingono un quadro molto più cupo. Secondo un cablo dell’ambasciata Usa a Gerusalemme visionato dal Washington Post, l’eliminazione di figure pragmatiche come Larijani potrebbe paradossalmente produrre un’ulteriore chiusura a riccio del regime. Con la scomparsa dei mediatori politici, i militari e i Guardiani della Rivoluzione prenderanno il controllo totale, stringendo le maglie della repressione.
In questo contesto, i funzionari statunitensi avvertono che se i cittadini scendessero in piazza oggi verrebbero massacrati, dato che il regime non appare affatto sull’orlo del crollo ed è intenzionato a combattere fino alla fine.