TEHERAN - In un’operazione chirurgica nel cuore della capitale iraniana, le forze israeliane hanno eliminato il generale di brigata Seyed Majid Khademi, capo dell’Organizzazione di intelligence dei Guardiani della Rivoluzione (Irgc). L’uccisione, confermata sia da Teheran che dai vertici della Difesa israeliana, segna uno dei colpi più duri inferti al sistema di comando e controllo del regime dall’inizio del conflitto.
Secondo la nota ufficiale dei Pasdaran, Khademi è stato assassinato nelle prime ore di oggi in un “attacco criminale e terroristico” condotto dalle forze “statinitensi-sioniste”. Il generale, che aveva assunto l’incarico dopo l’uccisione del predecessore Mohammad Kazemi, era considerato una figura chiave della sicurezza nazionale iraniana da quasi mezzo secolo.
Israele ha rivendicato l’azione attraverso le Forze di difesa israeliane (Idf) e il ministro della Difesa Israel Katz. L’intelligence israeliana accusava Khademi di pianificazione terroristica attraverso la raccolta di informazioni per colpire obiettivi israeliani ed ebraici nel mondo, nonché di aver partecipato a tentativi di colpire cittadini Usa.
Al generale veniva inoltre contestato un ruolo attivo nella repressione interna, con il monitoraggio dei civili iraniani durante le proteste antigovernative. L’Idf ha definito l’eliminazione un “colpo significativo” che si aggiunge alle decine di comandanti di alto livello neutralizzati nelle ultime settimane.
Mentre l’aviazione colpiva obiettivi sensibili, i bombardamenti di Israele e Stati Uniti hanno causato pesanti perdite tra la popolazione civile. Secondo l’agenzia Fars, nella provincia di Teheran si è consumata una strage di bambini: sei le piccole vittime (4 bambine e 2 bambini) di età inferiore ai 10 anni.
Il bilancio totale degli ultimi raid, calcolato da Al Jazeera, è di 34 vittime, con il tributo più pesante registrato nella provincia di Teheran, dove si contano 23 morti, tre abitazioni rase al suolo e cinquanta edifici danneggiati. A questi si aggiungono 5 vittime in una zona residenziale a Qom e 6 morti nella città meridionale di Bandar-e Lengeh.
Tra gli obiettivi strategici colpiti figura l’Università Sharif, nel nord-est della capitale. I raid hanno centrato la stazione di servizio e le strutture energetiche dell’ateneo, causando vasti blackout e l’interruzione della fornitura di gas nell’intero quartiere. Danneggiata anche la moschea universitaria.
Davanti al numero crescente di vittime civili, il comando militare centrale iraniano ha lanciato un ultimo avvertimento. Un portavoce del quartier generale Khatam al-Anbiya ha dichiarato alla tv di Stato: “Se gli attacchi contro obiettivi civili si ripeteranno, le prossime fasi delle nostre operazioni di rappresaglia saranno molto più devastanti e diffuse”.
Al momento non esiste un bilancio ufficiale definitivo dei caduti dall’inizio della guerra: mentre Teheran si era fermata a 1.230 morti dopo la prima settimana, l’Ong Hrana stima che le vittime siano già oltre 3.400, di cui almeno 1.500 civili.