TEL AVIV - Un nuovo e dettagliato rapporto, pubblicato oggi dall’organizzazione interreligiosa Rossing Center for Education and Dialogue, documenta una preoccupante escalation di violenze, molestie e intimidazioni contro il clero e la comunità cristiana in Israele.  

Il documento giunge in un momento di altissima tensione, all’indomani di un episodio senza precedenti: il divieto imposto dalla polizia israeliana al Patriarca latino di Gerusalemme, il Cardinale Pierbattista Pizzaballa, e ad altri tre sacerdoti, ai quali è stato negato l’accesso al Santo Sepolcro per la benedizione della Domenica delle Palme. 

Lo studio, intitolato “Attacchi ai cristiani in Israele e a Gerusalemme Est”, analizza i dati raccolti nel corso del 2025, registrando un modello continuo e in espansione di aggressioni. 

I 155 episodi documentati dal rapporto evidenziano come la violenza manifesta e le umiliazioni quotidiane stiano creando un clima di esclusione sistemica. La maggior parte degli eventi consiste in aggressioni fisiche e attacchi diretti (come gli sputi contro membri del clero) in aree sensibili come il Monte Sion e il quartiere armeno, le molestie sono diventate così frequenti che uscire di casa comporta il rischio quasi certo di subire abusi.  

Parallelamente si è registrato un boom di molestie verbali con 28 casi accertati nel 2025, una cifra più che raddoppiata rispetto all’anno precedente; sebbene i singoli episodi possano apparire isolati, il rapporto avverte che nel loro insieme creano un ambiente estenuante che spinge i cristiani a nascondere la propria identità. 

Secondo i ricercatori del Rossing Center, queste violenze non avvengono nel vuoto, ma sono alimentate da un clima sociopolitico sempre più intollerante verso la diversità e assertivo nelle sue rivendicazioni nazional-religiose. 

La comunità cristiana si trova inoltre stretta tra due fuochi: da un lato l’aumento degli attacchi da parte di giovani ebrei ultranazionalisti contro i palestinesi (molti dei quali cristiani), dall’altro la crescita della criminalità violenta nelle città arabe dove risiedono molte famiglie cristiane. 

Il rapporto solleva interrogativi critici sull’operato delle forze dell’ordine. Sebbene il clero descriva spesso i singoli agenti come “disponibili”, la realtà dei fatti parla di una diffusa impunità: la stragrande maggioranza dei casi viene archiviata senza conseguenze per i responsabili. 

Inoltre, le restrizioni imposte alle cerimonie religiose (giustificate ufficialmente da motivi di sicurezza o dalle normative post-tragedia del Monte Meron del 2021) vengono percepite dalle comunità locali come decisioni unilaterali, prese senza alcuna sensibilità verso le esigenze liturgiche e pastorali. 

Per invertire questa rotta, il Rossing Center, organizzazione fondata nel 2004 con sede a Gerusalemme per promuovere il dialogo interreligioso, propone una serie di raccomandazioni urgenti. Tra queste, l’attuazione di programmi di formazione per le forze dell’ordine sulla gestione delle comunità religiose e la creazione di figure dedicate negli uffici di collegamento presso le amministrazioni locali e nazionali.  

Viene inoltre suggerita una riforma educativa per migliorare l’insegnamento del cristianesimo nel sistema scolastico pubblico israeliano, insieme alla promozione di un dialogo diretto che preveda un coinvolgimento costante e paritario con la comunità religiosa nazionale.