BUENOS AIRES – Lo scorso martedì la Fundación Proa di Buenos Aires ha ospitato una nuova edizione dell’Italian Design Day, l’iniziativa internazionale che promuove nel mondo l’eccellenza del design e dell’architettura italiani.
L’evento, organizzato dall’Istituto Italiano di Cultura e dall’Ambasciata d’Italia in Argentina in collaborazione con Fundación Proa e la Bienal Internacional de Arquitectura de Buenos Aires, ha avuto come tema “RE-DISEÑO. Regenerando espacios, objetos, ideas, relaciones”, una riflessione sul ruolo della rigenerazione urbana, sociale e ambientale nella città contemporanea.
Durante l’apertura, l’Ambasciatore d’Italia in Argentina Fabrizio Nicoletti ha sottolineato l’importanza di ripensare e riutilizzare gli spazi urbani, collegando il tema dell’evento anche al contesto in cui si svolgeva. La Fundación Proa si trova infatti nel cuore del quartiere di La Boca, a pochi passi da Caminito, uno dei luoghi simbolo della trasformazione culturale della città.
Nel suo intervento Nicoletti ha ricordato l’esempio dell’artista Benito Quinquela Martín, che attraverso i suoi dipinti offrì una nuova prospettiva su quello che era allora un porto industriale e nel 1959 trasformò un tramo ferroviario abbandonato nel caratteristico passaggio di Caminito. Insieme ai vicini dipinse le facciate delle case popolari con colori vivaci utilizzando resti di vernice delle navi del porto, creando un museo a cielo aperto che con il tempo è diventato simbolo del quartiere, immortalando il tango e l’identità operaia di La Boca.
Ospite speciale della giornata è stato l’architetto italiano Paolo Giandebiaggi, professore alla Facoltà di Architettura dell’Università di Parma, fondatore dello studio Giandebiaggi Architettura e rappresentante italiano nel Comitato di Architettura della Commissione Europea a Bruxelles. Nel corso della conferenza ha presentato l’esperienza italiana – accademica e professionale – nel campo della rigenerazione e del riuso di edifici e spazi urbani dismessi.
Giandebiaggi ha illustrato diversi progetti attraverso immagini di “prima e dopo”, mostrando come edifici abbandonati possano trovare nuove funzioni: un vecchio ospedale trasformato in albergo, una fattoria riconvertita in abitazione o strutture industriali adattate a nuovi usi urbani.
Alla base del suo approccio c’è un principio chiave: “Io cerco la vocazione dell’edificio”, ha spiegato, sottolineando l’importanza di analizzare attentamente ogni struttura prima di intervenire. “Bisogna fare analisi preliminari per fare in modo che l’intervento dell’architetto sia efficiente ed economico”, ha affermato.
Nel suo studio, ha raccontato, solo due progetti su dieci riguardano edifici nuovi, mentre la maggior parte consiste in restauri, rigenerazioni o ristrutturazioni. “Demolire il meno possibile è per me un successo architettonico”, ha aggiunto.
Il concetto guida della conferenza, “Reuse of Ex” – riutilizzare ciò che già esiste – propone una visione dell’architettura contemporanea in cui memoria e innovazione dialogano, restituendo funzionalità e valore sociale a edifici e aree urbane degradate.
Successivamente si è svolta una tavola rotonda con la partecipazione degli architetti Roberto Converti e Álvaro García Resta, che ha generato uno spazio di dialogo e confronto tra specialisti del mondo accademico e professionale di Italia e Argentina.
L’incontro si è concluso con un cocktail di networking negli spazi della Fundación Proa, occasione che ha rafforzato i legami di cooperazione culturale e accademica tra i due Paesi nel campo dell’architettura e del design.