DIGIONE — L’intelligenza artificiale come “pesticida dell’arte”: è questa una delle immagini più nette utilizzate da Vincenzo Cirillo per raccontare la filosofia con cui Italiart si prepara a tornare a Digione. “La cultura non deve avere i pesticidi che vengono dall’esterno e che la influenzano”, ha spiegato il presidente dell’associazione Ombra di Peter, organizzatrice del festival, ospite di una nostra intervista nel corso della quale ha anticipato cosa possiamo attenderci dalla prossima edizione della manifestazione italiana di Digione, che il prossimo anno giungerà al suo 21esimo appuntamento e sarà dedicata alla “pace e all’amore”.
Nelle parole di Cirillo, Italiart vuole rivendicare il valore dell’errore, dell’incontro, della presenza fisica dell’artista e di quella dimensione umana che, secondo il presidente di Ombra di Peter, rischia di essere progressivamente sostituita da processi sempre più automatizzati. “Italiart è fatto di persone”, insiste Cirillo, sottolineando che il manifesto stesso del festival è stato realizzato dalla pittrice Marzia Martelli, con la grafica di Chiara Moraglio, senza ricorrere all’intelligenza artificiale, così come gli spettacoli sono costruiti attorno alla presenza dal vivo di musicisti, attori e performer. Il ragionamento si spinge fino a una difesa dell’imperfezione come elemento essenziale della creazione: “Quelli che salgono sulla scena non sono dei robot, sono esseri umani. Possono sbagliare. E in realtà questa è la forza dell’uomo, perché quando sbaglia, delle volte questo sbaglio si trasforma in un capolavoro”.
Per Cirillo, infatti, “se la macchina non fa errori, non potrà mai creare dei capolavori”, perché proprio nell’imprevisto, nella deviazione rispetto a ciò che era stato programmato, può nascere qualcosa di inatteso e autenticamente artistico.
È una visione che si inserisce perfettamente nel messaggio della 21esima edizione di Italiart, che dal 5 al 27 marzo 2027 — il programma essenziale resta provvisorio e potrà ancora subire modifiche — porterà a Digione una nuova lunga stagione di spettacoli, concerti, teatro, mostre e appuntamenti dedicati alla cultura italiana.
Sul manifesto, dunque, campeggiano “pace e amore”, ma Cirillo tiene a precisare che non si tratta di un tema imposto agli artisti. La formula scelta per il 2027 è, piuttosto, un messaggio, una direzione ideale, una dichiarazione di intenti che nasce dal particolare momento storico attraversato dal mondo. “Tutto ciò che è cultura è pace e amore”, afferma Cirillo, perché la cultura è “senza frontiere”, universale e capace di mettere in comunicazione persone e sensibilità differenti.
È proprio questa idea di cultura come luogo d’incontro a rappresentare uno dei fili conduttori di Italiart, che anche nel 2027 punta a mettere insieme una proposta popolare e raffinata, capace di alternare momenti di leggerezza e comicità ad appuntamenti più impegnati, senza rinunciare alla dimensione conviviale che da sempre caratterizza la manifestazione. Il programma annunciato attraversa, infatti, generi e linguaggi differenti: dal canto a cappella al teatro, dalla musica classica al jazz, dall’opera al repertorio corale e tradizionale, fino al teatro corporeo e alle canzoni napoletane.
L’apertura è prevista venerdì 5 marzo alle 19 all’Hôtel de Vogüé, mentre dal 5 al 14 marzo Place Darcy ospiterà il villaggio enogastronomico italiano Passione Italiana, uno degli appuntamenti centrali della manifestazione. E anche qui la gastronomia diventa uno strumento per raccontare la pluralità del Paese: formaggi, prosciutti, vini, prodotti regionali e specialità provenienti da piccoli produttori dovranno restituire un’Italia fatta non di un’unica identità, ma di una straordinaria somma di territori.
È la stessa prospettiva che attraversa la sezione musicale e teatrale dedicata alle tradizioni regionali.
Cirillo insiste sulla necessità di preservare canti e dialetti, che considera vere e proprie lingue della memoria italiana: “Se l’Italia è un Paese, bisogna dire che ci sono diverse culture dentro questo Paese”. L’Italia che Italiart vuole portare a Digione è dunque “un popolo con dei popoli”, una definizione che sintetizza la convinzione che la ricchezza nazionale risieda proprio nella diversità delle sue componenti. Ecco allora i canti tradizionali italiani, la musica napoletana, le diverse tradizioni regionali e, più in generale, un programma che cerca di evitare la standardizzazione culturale.
È significativo, in questo senso, il ruolo degli artisti francesi presenti nel programma: non semplici interpreti della cultura italiana, ma protagonisti di una rilettura personale di quella tradizione. Cirillo cita, tra gli esempi, l’interpretazione di Paganini affidata alla violinista Sarah Chenal e al chitarrista Olivier Pelmoine, che proporranno un concerto dedicato a Paganini e Sarasate all’Hôtel de Vogüé il 21 marzo. “È molto bello vedere suonare, per esempio, Paganini da una violinista e da un grande chitarrista francesi, che lo reinterpretano secondo la loro sensibilità”, spiega, perché proprio l’incontro fra culture può aggiungere qualcosa all’opera originaria, anziché impoverirla.
Il programma provvisorio conferma questa vocazione alla contaminazione. Il 6 marzo sarà la volta di Ascolta, trio femminile di canto italiano a cappella, polifonico, che Cirillo considera una delle possibili sorprese della nuova edizione; il giorno successivo Peppe Mauro porterà in scena Mon cousin Italien. Il 10 marzo è previsto Incoerente, spettacolo di teatro corporeo, mentre il 12 e 13 marzo Roberta Cecchin proporrà Roberta in Jazz, tra teatro umoristico e concerto jazz. Il 14 marzo sarà dedicato alla chitarra classica con Umberto Realino; il 15 il teatro corporeo tornerà con Outsider Tracks – L’ultimo canto; il 16 marzo è previsto un recital lirico dell’ALDBFC dedicato a Pavarotti.
Il 19 marzo arriverà Cesare Capitani con Medinitali, spettacolo solista che, nella lettura di Cirillo, affronta anche il rapporto con la Francia e il cambiamento dell’identità personale nel corso della vita. “A vent’anni pensi una cosa, a cinquanta o sessanta ne pensi altre”, osserva Cirillo, sottolineando come anche la comicità possa diventare uno strumento per affrontare questioni profonde.
Il 20 marzo sarà dedicato ai canti corali italiani tradizionali, mentre il 21 il concerto Paganini-Sarasate riunirà Sarah Chenal e Olivier Pelmoine. Il programma proseguirà con un appuntamento dedicato a Vivaldi, un concerto costruito sulle melodie italiane del periodo 1920-1940, tra musica popolare, jazz e repertorio meno conosciuto, e il 27 marzo con Davide Grasselli canta Napoli, dedicato alle canzoni tradizionali napoletane.
A questa componente spettacolare si affianca quella espositiva, che occuperà diverse sedi e accompagnerà il festival attraverso il mese di marzo: tra gli appuntamenti annunciati figurano la mostra fotografica Dijon in Art for Reggio Emilia, realizzata da Vincenzo Cirillo e Jérôme Gaillard, una personale fotografica di Francesco Pifferi, proveniente da Reggio Emilia, e le opere pittoriche di Jean-Jacques Mazoué.
Lo stesso Cirillo sarà, inoltre, direttamente coinvolto sul palco. L’artista, autore e regista, ci ha raccontato di aver preparato per questa edizione uno spettacolo fisico e corporale, senza parole, “un teatro universale che si avvicina alla danza”, ma costruito soprattutto attraverso il gesto e una dimensione pittorica.
Il messaggio di Italiart 2027 si costruisce, dunque, attraverso una serie di opposizioni solo apparentemente semplici: alla velocità, il tempo dell’incontro; all’automazione, la presenza umana; all’omologazione, le identità regionali; alla cultura intesa come prodotto numerico e replicabile, l’esperienza irripetibile dello spettacolo dal vivo.