GUADALAJARA – Lo stato messicano di Jalisco si risveglia sotto stretta sorveglianza, con il livello massimo di allerta ancora attivo e un massiccio dispiegamento di forze federali, dopo la giornata di violenze seguita all’operazione militare contro Rubén “N”, alias “el Mencho”, indicato come leader del Cartello Jalisco Nuova Generazione.  

Se le autorità federali assicurano che le principali arterie sono state liberate e che i blocchi stradali sono stati rimossi, lo Stato resta in una fase di vigilanza rafforzata, mentre si procede a un graduale ritorno alla normalità dopo alcuni giorni con scuole chiuse, trasporti sospesi, eventi cancellati e forte presenza militare nelle aree più sensibili. 

La risposta del Cartello Jalisco Nuova Generazione all’operazione dell’esercito è stata immediata e diffusa. Il ministro della Sicurezza Omar García Harfuch ha riferito di 85 blocchi su strade federali in undici Stati, con Jalisco come epicentro.  

Sono stati registrati incendi di veicoli, attacchi a esercizi commerciali e istituzioni bancarie, oltre ad aggressioni contro le forze dell’ordine. Entro la notte, secondo il governo federale, la maggior parte dei blocchi era stata rimossa e le principali vie di comunicazione risultavano di nuovo percorribili, anche se il presidio resta rafforzato, con migliaia di uomini aggiuntivi inviati nella regione. 

Il governo ha denunciato la diffusione di notizie false e contenuti manipolati sui social network durante le ore più critiche, inclusi video e messaggi generati con strumenti di intelligenza artificiale per alimentare il panico.  

Le autorità hanno affermato di aver individuato diversi account e di essere al lavoro per distinguere tra disinformazione opportunistica e profili direttamente collegati a organizzazioni criminali. La gestione dell’emergenza, nella lettura ufficiale, ha riguardato non solo il controllo del territorio ma anche quello dell’informazione. 

La presidente Claudia Sheinbaum ha insistito sul fatto che l’operazione rappresenta una dimostrazione della forza dello Stato messicano, pur riconoscendo il costo umano pagato dalle forze di sicurezza. Il messaggio politico è chiaro: lo Stato ha colpito uno dei leader criminali più ricercati e ha ripreso il controllo in poche ore, ma resta consapevole del rischio di riassetti interni e nuove tensioni. 

Sul piano locale, il governatore di Jalisco, Pablo Lemus Navarro, ha comunicato che, insieme alle autorità federali, statali e municipali, proseguono i lavori per garantire la tranquillità nello Stato.  

Secondo Lemus, sono arrivati a Jalisco 2.000 elementi della segreteria della Difesa che si aggiungono alle attività di vigilanza già in corso. Il ritorno alle attività sarà graduale: si punta a ripristinare progressivamente il trasporto pubblico e il rientro a scuola, con una valutazione costante delle condizioni di sicurezza nel corso della giornata.  

Il governatore ha indicato una comunicazione permanente con i municipi, in particolare Tapalpa e Puerto Vallarta, e ha riconosciuto il lavoro delle forze armate e della presidente Sheinbaum. Ha inoltre invitato la cittadinanza ad agire con prudenza e a informarsi attraverso canali ufficiali, sottolineando che il livello massimo di allerta resta attivo e che l’obiettivo comune di tutti i livelli di governo è il recupero della pace. 

Accanto alla versione istituzionale, però, emergono i dubbi e le preoccupazioni della popolazione. Sui social si moltiplicano i commenti di abitanti che parlano di persone ancora bloccate a Tapalpa, impossibilitate a rientrare nelle proprie case, e di strade secondarie che resterebbero ostruite da alberi e veicoli incendiati.  

C’è chi denuncia l’assenza di pattugliamenti in alcuni municipi, chi chiede aiuti urgenti in località dell’interno e chi segnala che alla stazione centrale degli autobus non vi sarebbero ancora partenze regolari. In diversi quartieri dell’area metropolitana di Guadalajara, la capitale, residenti parlano di uomini armati in motocicletta che avrebbero intimidito la popolazione.

Altri sottolineano che molti negozi restano chiusi, che si registrano acquisti di panico per timore di carenze di alimenti, acqua e carburante, e che alcune aziende starebbero facendo pressione sui dipendenti perché tornino al lavoro nonostante l’allerta. 

Particolarmente sentita è l’incertezza sul fronte scolastico. Genitori e insegnanti chiedono comunicazioni chiare e tempestive: se le lezioni riprenderanno in presenza, se si continuerà a distanza, quali siano le condizioni di sicurezza effettive. Molti protestano per decisioni comunicate all’ultimo momento. Altri sollevano interrogativi sui danni subiti da commercianti cui sono stati incendiati veicoli o distrutte attività, chiedendo quali misure di sostegno concreto verranno attivate.  

C’è anche chi richiama alla responsabilità civica, osservando che durante i disordini alcuni civili avrebbero saccheggiato merci dai negozi colpiti. 

La situazione attuale a Jalisco è dunque quella di una normalizzazione vigilata ma ancora fragile. Le autorità parlano di controllo operativo e di un ritorno progressivo ai servizi, mentre sul territorio persistono timori, richieste di maggiore chiarezza e segnali di disagio economico e sociale.  

Dopo la neutralizzazione del leader del Cartello Jalisco Nuova Generazione, la sfida per il governo messicano non è solo prevenire nuove esplosioni di violenza legate a un possibile riassetto interno dell’organizzazione criminale, ma anche ristabilire fiducia e certezza nella vita quotidiana.