LONDRA - Nuova settimana sulla graticola, alla ripresa dei lavori parlamentari dopo il weekend, per Boris Johnson, investito dalle indagini sul cosiddetto ‘scandalo Partygate’ dei ritrovi organizzati a Downing Street fra il 2020 e il 2021 in apparente violazione delle restrizioni Covid all’epoca in vigore.
Il premier britannico deve far fronte a una rivolta nella maggioranza Tory che potrebbe portare a un voto di fiducia sulla sua leadership se le voci dissenzienti raggiungeranno quota 54 deputati su 360 in seno al gruppo del partito di governo alla Camera dei comuni; ma resta deciso a cercare di resistere offrendo ai ribelli (che secondo la stampa a lui più ostile potrebbero arrivare a 100 in caso di resa dei conti) un ampio rimpasto all’interno del suo entourage.
Il reset è iniziato con la nomina nella posizione chiave di nuovo capo dello staff di Downing Street di un ministro in carica, il brexiteer Steve Barclay, che manterrà per ora anche il seggio di governo e quello di deputato come segno della volontà di garantire un maggiore raccordo col gruppo parlamentare.
Già ministro, dovrebbe cedere molte delle sue responsabilità in modo da potersi dedicare completamente al suo nuovo ruolo e trascorrere la maggior parte del tempo a Downing Street.
Al lavoro anche Guto Harri, già nello staff di Johnson quando era sindaco di Londra, diventato il suo direttore della comunicazione. Le mosse sono centrali nel tentativo del primo ministro britannico di aggrapparsi al potere di fronte a una crescente ribellione dei conservatori ai quali avrebbe detto che “ci vogliono i bulldozer” per portarlo via da Downing Street).
L’esecutivo spera di annunciare a breve anche l’arrivo di Dame Emily Lawson, la specialista che è stata a capo del programma vaccinazione dell’Nhs, il servizio sanitario nazionale, come nuova segretaria permanente al n.10. Il premier conservatore, infine, è intervenuto con un rimpasto su alcune caselle di medio rango in seno al Consiglio dei ministri.
La novità più significativa riguarda la promozione del fedelissimo brexiteer Jacob Rees-Mogg a membro a pieno titolo del Consiglio di gabinetto e capo del neonato ministero per le Opportunità della Brexit e l’Efficienza del governo (destinatario di parte delle competenze attribuite finora al ministro dell’Ufficio di gabinetto, Steve Barclay, appena cooptato nel doppio ruolo di capo dello staff di Downing Street). E la sua sostituzione come Leader of the House (ministro dei Rapporti con la Camera dei comuni) con Mark Spencer.
Quest’ultimo lascia a sua volta la poltrona di Chief Whip, ministro-capogruppo responsabile in Aula della disciplina interna alla maggioranza, a Chris Heaton-Harris, altro brexiteer. Mentre fra gli incarichi junior spicca la nomina di un viceministro dell’Edilizia, Stuart Andrew, deputato e attivista gay gallese, nel dicastero per il Levelling Up (il rilancio delle aree più depresse) guidato da settembre da Michael Gove.