CANBERRA - Kevin Rudd chiuderà il suo mandato come ambasciatore dell’Australia negli Stati Uniti con un anno di anticipo rispetto alle previsioni iniziali. La decisione giunge al termine di un periodo diplomaticamente delicato, coinciso con il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca e con le tensioni legate alle critiche che Rudd aveva espresso in passato nei confronti dell’ex e attuale presidente americano.
Nominato ambasciatore nel 2023 dal governo laburista, l’ex primo ministro aveva inizialmente il compito di rafforzare i legami con Washington in una fase di profondo riassetto strategico dell’Indo-Pacifico. Tuttavia, la rielezione di Trump nel 2024 ha reso il suo ruolo più complesso, esponendolo a polemiche e a un rapporto personale non sempre semplice con l’amministrazione statunitense.
Il primo ministro Anthony Albanese ha reso noto che Rudd terminerà ufficialmente l’incarico il 31 marzo, per assumere il ruolo di presidente globale dell’Asia Society, uno dei principali think tank internazionali dedicati alle relazioni globali e all’Asia. Rudd guiderà anche il Centre for China Analysis, una posizione che valorizza la sua lunga esperienza diplomatica e la profonda conoscenza delle dinamiche tra Stati Uniti, Cina e regione indo-pacifica.
Albanese ha difeso con decisione l’operato dell’ambasciatore, sottolineando come il lavoro svolto a Washington sia stato determinante per gli interessi australiani. Il primo ministro ha ricordato di aver visitato gli Stati Uniti almeno sette volte durante il mandato, attribuendo questa intensa attività diplomatica ai risultati ottenuti grazie all’azione di Rudd.
Anche il ministro degli Esteri Penny Wong ha elogiato il suo contributo, citando in particolare il ruolo avuto nel consolidamento dell’accordo sui minerali critici con gli Stati Uniti e nell’avanzamento del patto di sicurezza AUKUS, che prevede l’acquisizione di sommergibili a propulsione nucleare per la Marina australiana. Secondo Wong, Rudd ha dimostrato la capacità di costruire relazioni solide e durature al di là delle divisioni politiche, lavorando con amministrazioni di diverso orientamento.
Albanese ha respinto le ipotesi di rapporti deteriorati con la Casa Bianca, minimizzando anche un noto scambio teso tra Trump e Rudd durante un incontro bilaterale. “Trump guarda avanti”, ha detto il primo ministro, sostenendo che le critiche passate non abbiano compromesso il dialogo istituzionale.
Il nome del successore di Rudd a Washington non è stato ancora annunciato. La scelta sarà cruciale per garantire continuità in una delle relazioni diplomatiche più importanti per l’Australia, in una fase internazionale segnata da competizione strategica, sicurezza e commercio.