TEHERAN - La tensione in Iran ha raggiunto il punto di rottura. Mentre le piazze del Paese sono teatro di scontri violentissimi, la Tv di Stato ha rotto il silenzio accusando apertamente “agenti terroristi”, al soldo di Stati Uniti e Israele, di aver scatenato il caos.
Secondo il resoconto ufficiale, i manifestanti avrebbero dato alle fiamme mezzi pubblici, motociclette e persino camion dei pompieri, provocando vittime tra la popolazione e le forze di sicurezza.
In un drammatico discorso alla nazione, la Guida Suprema Ali Khamenei ha fatto appello all’unità, scagliandosi contro Donald Trump, definito un “arrogante” destinato a cadere. “Il presidente degli Stati Uniti dovrebbe occuparsi dei problemi del suo Paese – ha tuonato l’Ayatollah –. Trump crede di poter agire come il padre della nazione iraniana, ma deve sapere che i tiranni del mondo, come il Faraone o lo Scià, sono stati rovesciati al culmine della loro potenza. Anche lui subirà la stessa sorte”.
Khamenei ha ribadito che la Repubblica Islamica “non arretrerà di un millimetro” di fronte a quelli che ha descritto come sabotatori e vandali pagati da potenze straniere, accusando Washington di avere le mani sporche del sangue di oltre mille cittadini e leader iraniani.
Mentre la retorica ufficiale si indurisce, sul campo la situazione appare fuori controllo. Diverse regioni dell’Iran sono state colpite da un blackout digitale totale, con internet e linee telefoniche interrotte per impedire il coordinamento dei manifestanti.
Nonostante l’oscuramento, i filmati trapelati mostrano scene di guerriglia urbana in diverse zone del Paese. A Isfahan i manifestanti hanno dato fuoco a un ufficio della radiotelevisione di Stato, mentre a Mashhad migliaia di persone hanno marciato bloccando i viali principali della città natale di Khamenei, lanciando un segnale dal forte valore simbolico. Contemporaneamente, a Kermanshah le autorità hanno confermato l’uccisione di due ufficiali del regime durante gli scontri nell’ovest del Paese, mentre la capitale Teheran si è svegliata tra carcasse di veicoli ribaltati e il fumo nero che ancora si leva dai quartieri centrali.
Dall’altra parte dell’Atlantico, la replica di Donald Trump non si è fatta attendere. In un’intervista a Fox News, il presidente ha dipinto un quadro di estrema fragilità del regime, sostenendo che l’Ayatollah stia già valutando una via d’uscita. “Khamenei sta cercando un posto dove andare. La situazione sta peggiorando drasticamente,” ha dichiarato Trump.
Il tycoon ha poi rinnovato il suo avvertimento più severo: se Teheran inizierà a “uccidere i manifestanti”, come accaduto nelle repressioni passate, gli Stati Uniti sono pronti a colpire l’Iran “molto duramente”. Parlando con il conduttore Hugh Hewitt, ha ribadito di aver “fatto sapere loro che se inizieranno a massacrare persone inermi, la nostra risposta sarà devastante”.