WASHINGTON - L’amministrazione Trump sta valutando un’operazione ad alto rischio per occupare o bloccare l’isola iraniana di Kharg, il cuore pulsante dell’economia di Teheran. Secondo quanto rivelato da Axios, che cita quattro fonti informate, il piano mirerebbe a ottenere una leva negoziale definitiva per costringere l’Iran a riaprire lo Stretto di Hormuz. 

L’isola, un piccolo territorio di 25 chilometri quadrati situato a circa 15 miglia dalla costa, è il fulcro delle esportazioni energetiche della Repubblica Islamica, poiché da qui transita circa il 90% del petrolio greggio iraniano destinato in gran parte ai mercati cinesi.  

Le sue infrastrutture sono considerate vitali e già negli anni ‘80 la CIA le definiva essenziali per la prosperità dell’Iran; oggi la loro importanza strategica è confermata dal fatto che i Pasdaran controllerebbero circa la metà delle entrate generate da questo terminal. 

L’operazione non sarebbe immediata. Le fonti indicano che l’azione scatterebbe solo dopo che l’esercito americano avrà “ulteriormente degradato” le capacità difensive iraniane intorno allo Stretto. 

“Abbiamo bisogno di circa un mese di bombardamenti per indebolire gli iraniani, catturare l’isola e poi usarla come merce di scambio nei negoziati”, ha riferito una fonte vicina alla Casa Bianca. 

L’occupazione richiederebbe un massiccio aumento della presenza militare. Al momento, un corpo di spedizione di 2.500 Marine è atteso a giorni, mentre altre due unità di pari entità sono in viaggio verso la regione. Nonostante l’invio di truppe, un alto funzionario ha precisato che la decisione finale sull’invasione “non è stata ancora presa”, pur ribadendo che il presidente farà “ciò che è giusto” per tenere aperto Hormuz. 

Non tutti al Pentagono sono convinti della strategia: esperti come il contrammiraglio a riposo Mark Montgomery avvertono che l’occupazione di Kharg non garantirebbe il controllo della produzione: “Se occupiamo l’isola, loro chiuderanno semplicemente il rubinetto dall’altra parte”. 

Molti analisti ritengono più efficace, e meno rischioso, utilizzare cacciatorpediniere e caccia per scortare direttamente le petroliere, evitando un’insidiosa invasione di terra che esporrebbe i soldati statunitensi a una linea di fuoco diretta e costante. 

Il prolungarsi della crisi e lo shock energetico hanno già avuto conseguenze sull’agenda politica di Trump. La visita ufficiale in Cina, inizialmente prevista per fine marzo, è stata rinviata di almeno cinque o sei settimane. Il rinvio conferma che i tempi del conflitto si stanno dilatando, rendendo la questione di Kharg non solo un obiettivo militare, ma un nodo legale su cui gli avvocati del Pentagono stanno lavorando per delineare una copertura internazionale.