KIEV - In un significativo cambio di paradigma diplomatico, l’Ucraina sta trasformando la sua dolorosa esperienza bellica in una risorsa strategica per i paesi del Medio Oriente. Il presidente Volodymyr Zelensky, in visita a Gedda, ha siglato un accordo di cooperazione con l’Arabia Saudita per condividere tecnologie e tattiche di difesa contro i droni di fabbricazione iraniana Shahed, strumenti di morte che oggi accomunano i cieli di Kiev a quelli del Golfo. 

L’obiettivo dell’intesa è permettere a Riad di sviluppare le componenti di difesa aerea necessarie per intercettare non solo gli Shahed, ma anche altre tipologie di droni e missili balistici. 

Sotto l’attacco quasi quotidiano di centinaia di droni, l’Ucraina ha sviluppato sistemi di intercettazione economici ed efficaci, una competenza ora preziosissima per i paesi del Golfo che sono bersaglio delle ritorsioni iraniane contro gli Stati Uniti e Israele.  

Oltre all’Arabia Saudita, il ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha ha confermato che Kiev è vicina a chiudere accordi simili anche con Emirati Arabi Uniti e Qatar, i paesi che attualmente soffrono maggiormente la pressione militare di Teheran.  

Secondo Sybiha, i paesi arabi hanno lanciato oltre 800 missili Patriot dall’inizio del conflitto per difendersi, un dato che spinge queste nazioni a cercare soluzioni più sostenibili ispirate al modello ucraino. 

Per Kiev, questa missione diplomatica ha un doppio valore: rafforzare la propria industria della difesa e mantenere alta l’attenzione globale sull’Ucraina. “Tutto è interrelato”, ha spiegato Sybiha al G7 in Francia, sottolineando come la Russia stia probabilmente fornendo all’Iran intelligence e componenti critiche in cambio del supporto bellico. In questo scenario, l’Ucraina punta anche a coinvolgere la Cina negli sforzi di pace, cercando di bilanciare il peso geopolitico dei vari attori in campo. 

Mentre Zelensky tesse alleanze nel Golfo, la tensione marittima tocca nuovi picchi. La Guardia Rivoluzionaria iraniana ha annunciato l’intercettazione di tre navi portacontainer nel cruciale Stretto di Hormuz. Teheran ha dichiarato il passaggio chiuso a qualunque imbarcazione diretta verso porti appartenenti ad “alleati e simpatizzanti dei nemici sionisti-statunitensi”, smentendo apertamente le rassicurazioni di Washington sulla libertà di navigazione.