PYONGYANG - In un discorso dai toni durissimi pronunciato durante la 15ª Assemblea Popolare Suprema, il leader nordcoreano Kim Jong Un ha formalmente sancito una rottura storica con il passato. Seul non è più una nazione sorella da riunificare, ma il "nemico numero uno", un obiettivo da respingere con "i fatti più chiari". 

L'Assemblea ha discusso una revisione della Costituzione per allinearla alla nuova impostazione geopolitica di Kim. Sebbene i dettagli non siano stati ancora pienamente divulgati, la nuova linea abbandona definitivamente il concetto di "riunificazione pacifica". 

Kim ha ribadito l’intenzione di consolidare lo status della Corea del Nord come Stato nucleare, promettendo una postura di risposta rapida e precisa contro ogni minaccia strategica e avvertendo che Pyongyang reagirà in modo spietato a qualsiasi atto di Seul considerato provocatorio. 

Senza citare direttamente Donald Trump, Kim ha lanciato pesanti accuse verso Washington, parlando di "atti di terrorismo e invasioni" in riferimento alla tensione bellica che coinvolge l'Iran e il Medio Oriente. "La dignità, l'interesse e la vittoria finale di un Paese possono essere garantiti solo dalla forza più potente", ha dichiarato Kim, sottolineando che la scelta tra confronto e coesistenza spetta ora ai "nemici". 

Oltre alla retorica militare, l'Assemblea ha approvato un segnale economico concreto: un aumento del bilancio statale del 5,8% per il 2026. Si tratta dell'incremento più significativo degli ultimi anni, segno di una mobilitazione di risorse destinata probabilmente a sostenere l'apparato difensivo e la deterrenza nucleare.