SYDNEY - La Reserve Bank of Australia (RBA) ha alzato i tassi d’interesse di 25 punti base, portandoli al 3,85%, sei mesi dopo l’ultimo taglio.
La decisione, presa all’unanimità dal consiglio di politica monetaria, era attesa dalla maggior parte degli economisti e già scontata dai mercati, che assegnavano circa tre possibilità su quattro a un rialzo.
Il cambio di rotta si completa dopo un ritorno dell’inflazione sopra la banda-obiettivo del 2-3% fissata dalla Banca centrale. A rafforzare l’orientamento restrittivo, secondo il quadro descritto dalla RBA, hanno contribuito anche dati su lavoro e consumi migliori delle previsioni, alimentando il timore che l’economia stia correndo oltre la propria capacità e stia aggiungendo pressione sui prezzi.
Il rialzo è rilevante anche perché l’Australia diventa il primo grande Paese a passare dai tagli ai rialzi dei tassi dopo la fiammata inflazionistica del post-Covid. In precedenza la RBA aveva scelto di mantenere tassi più bassi più a lungo rispetto ad altre economie avanzate, nel tentativo di evitare un forte aumento della disoccupazione. Proprio per questo, tornare ad alzare il costo del denaro dopo il taglio di agosto è stato considerato un passaggio delicato.
Non tutti, fino all’ultimo, erano convinti che la RBA avrebbe agito subito. Alcuni analisti ritenevano possibile un rinvio in attesa di ulteriori dati, anche perché le letture mensili più recenti sull’inflazione mostravano un raffreddamento e la forza del dollaro australiano avrebbe potuto ridurre parte della pressione sull’economia. Alla fine, però, il consiglio ha scelto di intervenire, sostenendo che la dinamica dei prezzi resta incompatibile con un ritorno rapido al target.
Nel suo Statement on Monetary Policy, la RBA ha spiegato che “un’ampia gamma di dati” ha confermato un aumento “materiale” delle pressioni inflazionistiche nella seconda metà del 2025. Pur riconoscendo che una parte del fenomeno potrebbe essere temporanea, la Banca centrale ritiene evidente che la domanda privata stia crescendo più del previsto, che le pressioni di capacità siano maggiori e che il mercato del lavoro sia “un po’ teso”. Da qui la conclusione: l’inflazione potrebbe restare sopra il target “per un certo periodo” e l’aumento dei tassi d’interesse è stato giudicato appropriato.
Sul fronte pratico, l’impatto si vedrà anche sui mutui. Secondo le stime citate, un debitore con un prestito da 600mila dollari potrebbe pagare circa 90 dollari in più al mese se le banche trasferiranno interamente il rialzo ai clienti. L’economista di Domain Nicola Powell osserva che l’aumento ridurrà la capacità di spesa di chi compra casa e potrebbe togliere slancio al mercato immobiliare.
Nel frattempo, il ministro del Tesoro Jim Chalmers ha respinto le accuse secondo cui la spesa pubblica starebbe alimentando l’inflazione, definendo queste critiche “motivate dalla politica”. “Mi assumo la responsabilità del mio bilancio economico, ma non accetto che la spesa pubblica sia la causa”, ha detto, promettendo una gestione prudente di bilancio ed economia.