WASHINGTON – Per Donald Trump arriva dal fuoco amico uno stop sulla politica commerciale che rivendica come tratto distintivo. La Camera dei rappresentanti ha approvato una misura per bloccare i dazi sul Canada imposti dalla Casa Bianca, grazie ai voti di sei deputati repubblicani che si sono schierati con i democratici.
Le tariffe erano state introdotte invocando un’emergenza nazionale, legata alla mancata azione di Ottawa sul flusso di fentanyl. Una parte del partito le considera però un fattore di aumento dei prezzi, in un contesto in cui il carovita e la difficoltà di arrivare a fine mese restano tra le principali preoccupazioni degli elettori in vista delle elezioni di metà mandato.
A rompere le righe sono stati Thomas Massie, Don Bacon, Jeff Hurd, Brian Fitzpatrick, Dan Newhouse e Kevin Kiley, esponenti dell’ala più moderata del partito. Alcuni hanno rivendicato la tutela degli interessi economici dei propri distretti, altri il richiamo all’ortodossia repubblicana favorevole al libero commercio e contraria ai dazi.
Il loro voto ha fatto fallire il tentativo dello speaker Mike Johnson di bloccare la misura, nonostante giorni di pressing interno.
Poco prima del voto Trump aveva avvertito su Truth che “chiunque voterà contro i dazi la pagherà alle elezioni, anche alle primarie”, e dopo l’esito ha attaccato in particolare Massie definendolo un “perdente”.
La proposta passa ora al Senato, dove è probabile un via libera, ma un veto del presidente appare scontato e i numeri per superarlo in Congresso non ci sono.
La battuta d’arresto arriva mentre gli ultimi sondaggi di istituti come Harvard Caps Harris, Rasmussen e YouGov Economist indicano che, per una quota maggioritaria di intervistati, Joe Biden avrebbe fatto un lavoro migliore di Trump alla Casa Bianca, aggiungendo pressione su un partito repubblicano che si avvicina al voto di novembre con una base finanziaria solida, ma un elettorato molto diviso.