SYDNEY – Il tribunale ha respinto la causa per greenwashing intentata contro Santos, uno dei maggiori produttori di gas in Australia, stabilendo che le comunicazioni dell’azienda sui propri obiettivi ambientali non erano fuorvianti né in contrasto con il diritto societario e quello a tutela dei consumatori.

La decisione è stata presa questa mattina, mentre le motivazioni complete del giudice Brigitte Markovic saranno pubblicate nei prossimi giorni, dopo che Santos avrà avuto il tempo di oscurare informazioni ritenute sensibili.

Il procedimento era stato avviato nel 2021 dall’Australasian Centre for Corporate Responsibility (ACCR), organizzazione impegnata nell’azionariato attivo. Al centro della controversia vi erano alcune dichiarazioni dell’azienda, in particolare l’affermazione che il gas naturale potesse fornire “energia pulita” e che Santos disponesse di un “piano chiaro e credibile” per raggiungere emissioni nette zero entro il 2040.

Secondo i legali dell’ACCR, tali affermazioni risultavano ingannevoli, soprattutto per quanto riguarda la descrizione dell’idrogeno blu come “pulito” o addirittura a “emissioni zero”. L’idrogeno blu viene prodotto a partire dal gas naturale e fa affidamento su tecnologie di cattura e stoccaggio del carbonio per gestire le emissioni generate nel processo.

La difesa di Santos ha invece sostenuto che gli obiettivi climatici indicati non erano promesse vincolanti, ma traguardi dichiarati in modo trasparente agli investitori. In aula è stato inoltre ribadito che l’etichetta di “idrogeno pulito” veniva utilizzata solo in presenza di meccanismi di compensazione delle emissioni, come i crediti di carbonio.

Il giudice ha accolto questa impostazione, stabilendo che le comunicazioni contestate non superavano la soglia legale della pubblicità ingannevole. Le dichiarazioni risalivano a un investor day del dicembre 2020 e a documenti ufficiali pubblicati nel febbraio 2021, tra cui il bilancio annuale e il climate change report.

Secondo Ella Vines, ricercatrice del Monash Business School Green Lab, il caso ruotava intorno alla credibilità delle promesse climatiche aziendali di lungo periodo. Prima della sentenza, Vines aveva osservato che i tribunali sono sempre più chiamati a valutare se tali impegni siano sostenuti da ipotesi realistiche e azioni concrete nel breve termine. La decisione, ha spiegato, avrà effetti sul modo in cui i consigli di amministrazione affrontano la comunicazione dei rischi climatici e i piani di transizione.

L’ACCR non aveva chiesto risarcimenti, ma un’ingiunzione che imponesse a Santos di pubblicare una rettifica sugli impatti ambientali delle proprie attività. Con la causa respinta, l’organizzazione dovrà ora farsi carico delle spese legali sostenute dall’azienda.