Un momento di confronto per rafforzare i legami, studiare le necessità delle comunità italiane all’estero e approfondire il loro rapporto con il Belpaese.
L’incontro della delegazione de I Sud del Mondo - alla presenza del presidente dell’associazione no profit Pompeo Torchia, del senatore Mario Borghese, eletto nella circoscrizione estero America Meridionale, dell’avvocato Giuseppe Galati, direttore del comitato scientifico dell’associazione, e dell’ex ministro e deputato Francesco Saverio Romano - si è confermato un’importante occasione di riflessione per fare il punto sul tema, oggi molto discusso, del cosiddetto ‘Turismo delle radici’, sulle sfide del presente e sulle prospettive future.
La prima tappa del gruppo è stata Melbourne dove, lo scorso giovedì 8 gennaio, la delegazione è stata accolta negli studi televisivi de Il Globo/Rete Italia, per poi proseguire con una visita ufficiale presso la sede del Co.As.It.. Qui, al termine di una sessione di dialogo tra la delegazione e i rappresentanti dell’associazione italo-australiana, è avvenuta la consegna del premio ‘Eccellenze Sud del Mondo’ al presidente Vincent Volpe.
“Noi siamo una giovane associazione che ha però una storia abbastanza lunga. Oggi ci occupiamo di progetti di ricerca, ma anche di cooperazione internazionale, dialogando con la politica”, ha esordito Pompeo Torchia, ricordando anche la precedente missione in Argentina, avvenuta nel marzo scorso, con l’obiettivo di individuare le caratteristiche e le esigenze delle comunità italiane locali.
“Siamo profondamente grati agli italiani che hanno scelto di venire qui. È importante ribadirlo: pur affrontando difficoltà iniziali spesso significative, molti di questi immigrati hanno dimostrato una straordinaria capacità di emancipazione, riuscendo a costruire il proprio futuro grazie a quella forza che oggi definiamo resilienza”, ha aggiunto Torchia.
Punto focale dell’appuntamento è stato proprio il tema del Turismo delle radici, approfondito durante la nostra intervista e negli incontri successivi dell’associazione con le altre realtà comunitarie.
“Credo che l’Australia rappresenti in modo emblematico ciò che il progetto del Turismo delle Radici può realizzare a beneficio del nostro Paese. Nel contesto australiano, questo percorso si intreccia naturalmente con la diplomazia economica e culturale”, ha spiegato Galati. “Culturale, perché determinante allo sviluppo sociale dell’Australia. Economica, perché esiste un interscambio solido e strutturato tra le aziende italiane e quelle australiane, con un export che si attesta su cifre importanti, quasi 620 miliardi”.
Il direttore del comitato scientifico de I Sud del Mondo ha poi sottolineato come sia significativa la crescente attrazione esercitata dall’Australia sull’emigrazione italiana più giovane, che oggi non parte più per necessità, ma per scelta culturale e professionale, all’interno di un mondo globalizzato che non rinuncia al legame identitario.
“In fondo – ha osservato Galati – il Turismo delle Radici nasce proprio da qui: dall’idea che la presenza italiana, in Italia e all’estero, sia unita da un filo conduttore comune, l’identità. Un’identità che questo progetto, fortemente voluto dal Ministero degli Affari Esteri, intende valorizzare e rafforzare”. Un patrimonio che, per l’ex parlamentare, deve essere esaltato, perché rappresenta al tempo stesso un momento di riconoscimento culturale, di crescita economica e di intenso interscambio. “Un vero fiore all’occhiello che il nostro Paese dovrebbe continuare a considerare una priorità strategica”.
Si tratta, difatti, di una forma di turismo che ha un impatto rilevante sulle relazioni culturali, affettive ed economiche con il Belpaese. Non coinvolge soltanto gli italiani emigrati, ma soprattutto i loro discendenti – per un totale di almeno 60 milioni di persone – che tornano a visitare e a vivere i luoghi dei loro antenati. Una comunità enorme che vuole riscoprire le proprie origini, conoscere i borghi dei nonni e vivere appieno l’Italia. Secondo le ultime analisi di Confcommercio, questo fenomeno potrebbe generare un introito per le casse dello Stato italiano vicino agli 8 miliardi di euro.
Ma quando si parla di radici, entra in gioco anche un concetto più ampio, che riguarda il senso di appartenenza, l’identità e il legame affettivo che resta forte anche dall’altro capo del mondo. Un amore ostinato per tutto ciò che è italiano – dai paesaggi mozzafiato alle prelibatezze culinarie nostrane – tramandato con dedizione dai nonni ai nipoti, e che sembra però non trovare pieno riscontro nelle ultime modifiche alla legge sulla cittadinanza.
“Purtroppo, si è trattato di una modifica approvata in modo molto rapido, senza un’adeguata interlocuzione né con gli attori locali né, soprattutto, con le comunità italiane all’estero. All’epoca, tuttavia, in Commissione Affari Costituzionali siamo riusciti a ottenere un importante correttivo, introducendo il principio del ‘cittadino per beneficio di legge’”, ha affermato Borghese.“Un ulteriore passo avanti è stato compiuto con l’ultima legge di bilancio, grazie alla quale siamo riusciti a eliminare l’obbligo del pagamento della cosiddetta tassa di cittadinanza – i famosi 250 euro – per l’iscrizione dei figli minorenni, superando una precedente interpretazione restrittiva della norma”, ha spiegato il senatore.
Il decreto-legge 28 marzo 2025 n. 36, convertito in legge in data 24 maggio 2025 (L74/2025), al quale si fa riferimento – che ha introdotto modifiche rilevanti alla cittadinanza, a partire da un limite generazionale che la riconosce solo a chi ha almeno un genitore o un nonno nato in Italia – è stato giustificato dal governo come una risposta a un’emergenza legata a un presunto abuso incontrollato di richieste. Il provvedimento ha però suscitato un ampio dibattito nell’ultimo anno.
“Resta evidente che il lavoro da fare è ancora molto – ha osservato Borghese –. È necessario intervenire con una legge sulla cittadinanza più moderna, snella ed efficace, capace di rafforzare il legame con i figli, i nipoti e i pronipoti degli italiani emigrati, fino alla terza e alla quarta generazione”.
Il senatore ha evidenziato la necessità di essere critici, dunque, ma con spirito costruttivo. “Sono fiducioso che, attraverso il confronto tra tutte le forze politiche e con il coinvolgimento diretto delle comunità italiane all’estero, si possa arrivare a una normativa più flessibile e trasparente, superando anche le distorsioni e le difficoltà che in passato hanno alimentato pratiche poco chiare”, ha concluso.
A fargli eco è stato Galati, che ha richiamato l’attenzione anche sull’effetto del calo demografico e sulla necessità di una maggiore semplificazione burocratica tramite la digitalizzazione, per rendere più inclusivo il rapporto con chi risiede all’estero.
“C’è un nuovo interesse a riscoprire la propria identità e questo ci riempie di orgoglio. Questo governo ha promosso diverse iniziative proprio nella convinzione che il Turismo delle radici possa essere quel soft power che consente non soltanto ai tanti italiani nel mondo di tornare nella patria, ma anche di portare l’italianità lì dove vivono”, ha aggiunto Francesco Saverio Romano.
Alle dichiarazioni di principio, tuttavia, non sembrano sempre corrispondere scelte altrettanto convincenti. Sulla politica adottata per il Turismo delle Radici si addensano infatti più di una perplessità. A sollevare dubbi sull’effettivo utilizzo dei fondi e sull’assenza di una visione organica sono stati l’amministratore delegato del Co.As.It., Marco Fedi, che ha ribadito l’importanza “di un piano concreto” e il senatore Francesco Giacobbe, eletto nella circoscrizione Africa-Asia-Oceania-Antartide.
“Il progetto nasce da un’idea semplice: intercettare una domanda reale, soprattutto tra i giovani, di riscoperta delle proprie origini. Per l’Italia rappresenta un’opportunità strategica, perché favorisce un turismo diffuso e sostenibile, capace di contrastare il sovraffollamento delle grandi destinazioni” ha asserito Giacobbe. “Finora, però, è mancato un vero riconoscimento strategico di questo settore: le risorse sono state frammentate in iniziative promozionali di scarso impatto, fatta eccezione per alcune regioni. Le recenti norme sulla cittadinanza, inoltre, appaiono in contraddizione con questa visione, alimentando quasi un certo timore che i figli degli emigrati possano scegliere di restare a lungo in Italia”.
Il senatore ha ripercorso la sua esperienza in Australia quando, arrivato negli anni Ottanta, la diversità multiculturale era considerata una ricchezza e la cittadinanza uno strumento di integrazione. “Sono convinto che anche l’Italia arriverà a questa consapevolezza, forse con il tempo e attraverso il ricambio generazionale”.
Ampio spazio è stato dedicato anche al tema, sempre centrale, dell’importanza dell’associazionismo nella conservazione di usanze e valori culturali. Di questo e molto altro si è parlato durante la serata di gala organizzata al Calabria Club di Bulla per salutare la delegazione. Un’occasione significativa per ringraziare anche l’attivissimo comitato organizzativo del sodalizio, guidato da Sam Sposato e supportato da Giovanni Butera, che da alcuni anni lavora per creare ponti culturali tra il club e la Regione Calabria.
In questo contesto, particolarmente apprezzati sono stati i saluti istituzionali in video del presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto e del sindaco di Lamezia Terme Mario Murone, che ha annunciato un importante gemellaggio tra il comune italiano e la città di Hume.
La visita a Melbourne si è infine conclusa con la premiazione, da parte dell’associazione I Sud del Mondo, di alcune personalità che hanno ricoperto un ruolo rilevante nel mondo imprenditoriale e nella comunità italo-australiana: Tony Schiavello, Mima Piccolo, Quin Scalzo, Sam Sposato e Aldo Capodiferro.