Salumi, insaccati tra cui la piccantissima ‘nduia, formaggi, peperoncino, ricette tipiche. Musica e balli popolari, costumi tradizionali, la statua di San Francesco di Paola portata in processione. Tutti i colori, i suoni, i profumi di una regione del Sud dove mare e montagna, cultura e natura si mescolano continuamente. È l’appuntamento con “Buenos Aires celebra Calabria”, manifestazione organizzata dal Governo della città di Buenos Aires con la Federazione delle associazioni calabresi in Argentina, che raggruppa 70 organizzazioni in tutto il paese.

L'appuntamento, previsto per il 16 aprile, è stato spostato a domenica 23 aprile per evitare il maltempo (dalle 14 alle 18 in Avenida de Mayo, nel tratto tra Bolivar e Chacabuco, chiuso al traffico). L'idea è avvicinarsi il più possibile al giorno in cui la liturgia cattolica celebra San Francesco di Paola, considerato il primo emigrato calabrese: nato in provincia di Cosenza – a Paola, appunto – e partito per la Francia, dove è morto il 2 aprile 1507.  

“Buenos Aires celebra…” è un format, un’iniziativa che riguarda diverse collettività presenti a Buenos Aires (italiana, libanese, boliviana...) e viene organizzata da una decina d’anni nella capitale. Ce lo spiega Mercedes Bárbara, Direttrice generale delle Collettività nella Subsegreteria per i Diritti umani e il Pluralismo culturale del Governo della città: “L’Argentina e Buenos Aires sono anche il risultato di grandi ondate migratorie, italiana e spagnola in particolare. I calabresi rappresentavano circa il 60 per cento degli immigrati italiani. Ci siamo resi conto che tutto il lavoro svolto dalle comunità meritava di essere conosciuto”. Da una parte le collettività possono mostrarsi, dall’altra i porteños possono conoscerle e riconoscersi.

“Inoltre queste manifestazioni rappresentano uno spazio di finanziamento – aggiunge Bárbara – grazie alla vendita di specialità gastronomiche. Dal Governo vogliamo dare un supporto, non con sussidi, ma offrendo uno spazio. Per il pubblico, è l’occasione per comprare prodotti realizzati in modo artigianale, magari con ricette segrete tramandate nelle famiglie da generazioni”.

Infine, l’obiettivo è anche lottare contro la discriminazione. La comunità calabrese è stata fortemente emarginata all’inizio del ‘900, anche a causa dei delitti commessi dalla banda Galiffi di Rosario, dedita ai sequestri di persona. Lo stigma di criminalità veniva esteso dal singolo all’intera comunità di immigrati. “Ciò che succedeva allora ai calabresi in particolare, ora viene vissuto da altri gruppi, per esempio i boliviani – osserva Mercedes –. Queste giornate sono anche un modo per incontrarsi, conoscersi, al di là dei pregiudizi”.

Durante la giornata si svolgerà un “concorso del peperoncino” (vinto da chi si dimostrerà capace di mangiare più piccante) e l’estrazione a sorte – per un contributo di 300 pesos – di un biglietto aereo per l’Italia. il secondo premio è costituito da elettrodomestici, il terzo da capi di abbigliamento sportivo, offerti dal Club Sportivo Italiano. 

Altro momento atteso sarà l’esibizione di danza popolare calabrese (nella foto qui sotto) a cura del gruppo giovani dell’Associación Calabresa, Mutual y Cultural. Un corpo di ballo creato nel 2015 da Mariel Ángeles Pitton Straface, calabrese di terza generazione, laureata in Danza all’Universidad Nacional de las Artes.

“Il gruppo nasce per favorire il ricambio generazionale – dice –. È po’ il punto critico della vita organizzativa. Ci siamo resi conto che l’associazione stava rapidamente invecchiando e volevamo invertire la tendenza, attirando i giovani con un’attività divertente, creativa, che sia anche un’occasione per socializzare e conoscere coetanei”. Il successo è stato tale che, nel 2018, si è creato anche un gruppo di bambini: una quarta generazione di calabresi argentini a cui toccherà, come hanno fatto i loro predecessori, fare i conti con la propria identità e reinventarsi un modo di vivere le proprie origini.