TEHERAN - Non sono più solo i missili balistici a decidere le sorti dei conflitti. A riscrivere la dottrina bellica contemporanea è stato l’Iran con il drone Shahed-136, un sistema a lungo raggio, economico e “preciso quanto basta”. Se l’Ucraina è stata il laboratorio di prova — dove la Russia ha investito 2 miliardi di dollari per produrre la versione locale Geran-2 — il Medio Oriente è oggi il teatro dove questa tecnologia sta portando al collasso le difese occidentali. 

Nella regione del Golfo, l’impiego massiccio di droni iraniani contro Emirati Arabi Uniti, Qatar e Bahrein sta provocando un effetto paradossale: l’esaurimento degli arsenali di difesa. 

Uno Shahed costa tra i 20.000 e i 50.000 dollari, per abbatterlo, le petromonarchie usano intercettori “made in Usa” che costano milioni. Solo tra sabato e lunedì sono stati lanciati oltre 1.000 droni; contro gli Emirati ne sono stati diretti 689, ma solo 44 hanno toccato il suolo. Si stima che, a questo ritmo, le scorte di intercettori sofisticati dei Paesi del Golfo finiranno entro una settimana. 

Per la prima volta, gli Stati Uniti hanno schierato in combattimento il Lucas (Low-cost Unmanned Combat Attack System), una copia “one-way” del sistema iraniano dal costo di soli 35.000 dollari, contro i 2,5 milioni di un missile Tomahawk. 

Il successo dello Shahed-136 dimostra che l’innovazione tecnologica non viaggia più solo dall’Occidente verso il resto del mondo. Secondo gli analisti Steve Feldestein e Dara Massicot (Carnegie Endowment), è caduto il dogma per cui solo i sistemi d’arma costosissimi fanno la differenza. “La massa conta, i costi sono decisivi e una precisione ‘abbastanza buona’ può dare vantaggi significativi”, ha assicurato. 

Questa efficienza sta costringendo i Paesi del Golfo a un cambio tattico drastico: non useranno più missili costosi per contrastare i droni, riservandoli solo ai missili balistici. Come spiega Becca Wasser (Center for a New American Security), questo significa accettare che alcuni droni penetrino le difese, con un effetto devastante sulla stabilità e sull’immagine di sicurezza che per anni ha attirato turisti e investitori nella regione. 

Teheran ha adottato una strategia di “escalation orizzontale”, estendendo il conflitto fino alla base britannica di Akrotiri, a Cipro. I droni vengono usati per colpire infrastrutture critiche infiammabili — come il porto di Jebel Ali (Eau), la raffineria di Ras Tanoura (Arabia Saudita) e l’impianto GNL di Ras Laffan (Qatar). Rispetto ai missili, i droni sono piccoli, facili da nascondere e, se lanciati dall’Iran, raggiungono le coste del Golfo in pochi minuti. 

Le nazioni alleate degli Usa devono ora “andare a lezione dall’Ucraina”, imparando a costruire scudi multistrato economici basati su mitragliere antiaeree, sistemi di disturbo elettronico ed elicotteri, invece di affidarsi esclusivamente ai costosi Patriot.