Quando si accede al proprio conto corrente, probabilmente non si immagina che dall’altra parte dello schermo ci sia qualcuno che veglia sulle  transazioni. Qualcuno che in 5-6 minuti può capire se dietro un bonifico si nasconde un’operazione di riciclaggio, un finanziamento al terrorismo o una frode internazionale. E probabilmente non si immagina che questa persona sia un’italiana con una laurea in Economia che ha lasciato la sua amata Rimini per il “sogno australiano”.

Tamara Angerame oggi è Financial Crime Analyst presso la National Australia Bank (NAB), uno dei quattro colossi bancari del Paese. Il suo lavoro consiste nel setacciare migliaia di transazioni ogni giorno, individuare i campanelli d’allarme e contribuire a smantellare reti criminali che fanno notizia sui giornali quando l’Australian Federal Police arresta trafficanti con quintali di droga o truffatori milionari.

“L’aspetto più soddisfacente è vedere l’impatto del nostro lavoro sulla societa’,” racconta Tamara. “Quando sulle notizie vedi arresti fatti dalla Polizia federale, persone fermate con quantitativi enormi di droga o scandali di riciclaggio... ecco, noi contribuiamo a dare quei pezzi del puzzle che servono per costruire il caso e arrivare all’arresto.”

La storia di Angerame inizia come tante altre storie di expat italiani: con una valigia, un working holiday visa e l’idea di fare un’esperienza temporanea all’estero. Era il maggio 2014 quando è atterrata a Sydney, fresca di laurea specialistica in Economia (Accounting & Auditing).

“Durante l’università avevo iniziato a viaggiare e sapevo che al termine dei miei studi avrei fatto un’esperienza all’estero,” spiega. “Per molto tempo ho pensato che sarebbero stati gli Stati Uniti. Ma durante un viaggio negli USA ho conosciuto un gruppo di ragazzi australiani che mi hanno fatto venire voglia di scoprire questo continente lontano.”

Gli Stati Uniti non l’avevano conquistata quanto sperava. L’Australia, decantata da quei ragazzi incontrati per caso, le sembrava più promettente. E uno di quei contatti australiani è poi diventato il suo ragazzo.

Come per molti italiani arrivati con il working holiday visa, i primi mesi sono stati di adattamento. Caffè a West Ryde, babysitting a Burwood. Lavori onesti, necessari, ma lontani dalle sue competenze.

“Ti devi adattare alla lingua – l’inglese lo parlavo, ma non ero di certo abituata all’accento australiano”, ricorda Tamara con un sorriso. “Dopo sei-sette mesi ho detto: ok, è ora di provare a entrare negli uffici.”

Ma nel 2014 la situazione era diversa da oggi. Il working holiday visa era visto con sospetto nel settore corporate.

“Non eri proprio considerato,” spiega. “Ogni sei mesi dovevi cambiare datore di lavoro, e le aziende non ci vedevano un investimento. Oggi ti aprono le porte perché ci sono progetti a breve termine, ma allora era un’altra storia.”

Il primo vero breakthrough arriva con un lavoro in amministrazione presso l’UNSW (University of New South Wales), una delle università più prestigiose d’Australia. Un anno di esperienza che le apre le porte nel campo della finanza.

Un anno con Deloitte, un nome pesante sul CV, e la determinazione di trovare qualcosa che la appassionasse davvero.

“Cercavo qualcosa nel corporate finance che mi potesse interessare. Ho una laurea anche in contabilità, e quando ho iniziato a fare ricerche sul financial crime – controllo di conti correnti, transazioni, l’aspetto investigativo dell’antiriciclaggio – ho pensato: ecco, questo mi sembra un settore che può interessarmi. Avevo la sensazione che avrei utilizzato i miei studi senza lasciare tutto completamente indietro.”

Il financial crime è un settore di nicchia. Talmente di nicchia che in quasi cinque anni di carriera – prima alla Commonwealth Bank, ora alla NAB – Tamara non ha ancora incontrato un altro italiano.

“Ci conosciamo un po’ tutti in questo settore, anche perché le persone girano tra le banche. Ho ritrovato vecchi colleghi del CBA, vedo colleghi attuali che si spostano... ma italiani? Zero. Sono la mosca bianca.”

Cosa significa davvero essere un Financial Crime Analyst? Immaginate di dover analizzare centinaia, a volte migliaia di transazioni al giorno, cercando pattern sospetti, collegamenti nascosti, movimenti che non hanno senso economico. “Monitoriamo le transazioni dei nostri clienti per assicurarci che siano legittime e che non ci siano operazioni di riciclaggio, finanziamento al terrorismo o altre forme criminali,” spiega Tamara. “Lavoriamo con AUSTRAC, l’autorità governativa che si occupa del monitoraggio investigativo, con l’Australian Federal Police, con ASIC.”

Il lavoro richiede occhio clinico e sangue freddo. “Il primo anno pensavo: farò un casino, salterò transazioni sospette. Adesso apro un caso, guardo le transazioni e in 5-6 minuti capisco se è sospetto o meno. È l’esperienza che ti insegna dove guardare.”

E poi c’è la formazione continua sulle “red flags” – i campanelli d’allarme che possono indicare attività sospette. “Se hai questo campanello d’allarme, inizi il lavoro di investigazione vero e proprio che ti porta a una deduzione: sì, è sospetto. A quel punto faccio una escalation – un report con i miei findings – e lo inviamo all’autorità competente.”

L’aspetto più difficile per Tamara è: “La mole di dati, la mole di transazioni che bisogna investigare ogni giorno. E la pressione di non saltare niente,” ammette.

“Alle volte analizzi un caso con solo un cliente, altre volte ci sono collegamenti e devi aprire investigazioni multiple. Mi sono capitati casi con 20-30 clienti collegati da investigare. In quei momenti pensi: non lo finirò mai, è infinito. Ogni volta che analizzo un cliente trovo altri collegamenti... ti viene un attimo di ansia.”

Ma c’è sempre una fine. E c’è sempre quella soddisfazione di sapere che il tuo lavoro ha fatto la differenza.

Insomma, la storia di Angerame dimostra che con determinazione e capacità di adattarsi, si può arrivare ovunque. Anche a diventare l’unica mosca bianca italiana che veglia sui conti correnti di milioni di australiani.