SYDNEY - Le restrizioni alle proteste nel centro della capitale e nei sobborghi orientali non saranno estese.
A una settimana dagli scontri tra polizia e manifestanti nel CBD, il commissario Mal Lanyon ha annunciato la fine dei poteri speciali introdotti dopo l’attentato terroristico di Bondi Beach del 14 dicembre.
Le norme, varate lo scorso anno in modo accelerato dal parlamento del New South Wales, consentono al capo della polizia di limitare per un massimo di 90 giorni alcune tutele legali legate alle manifestazioni pubbliche in seguito a un attentato dichiarato. Non si tratta di un divieto assoluto di protesta, ma della possibilità di negare autorizzazioni e rimuovere protezioni giuridiche, in particolare per i cortei che occupano le strade.
Le misure erano in vigore, in varie forme, dalla vigilia di Natale. In base alla legge, il commissario può designare determinate aree come interdette alle assemblee per due settimane, con proroghe quindicinali fino a tre mesi. Questa volta, però, Lanyon ha deciso di non procedere oltre.
Gli scontri della scorsa settimana, avvenuti durante una protesta contro la visita del presidente israeliano Isaac Herzog, hanno avuto un ruolo “molto limitato” nella decisione, ha chiarito Lanyon. “Avevo serie preoccupazioni per la sicurezza della comunità e per la gestione della visita di un capo di Stato - ha detto -. Ora sono soddisfatto che le condizioni che avevano giustificato l’estensione non esistano più”.
Lanyon ha invocato “un periodo di calma” e ha espresso la volontà di collaborare con chi intende manifestare pacificamente. “Si tratta di riportare la comunità verso ciò che è normale”, ha affermato, riconoscendo che il clima di tensione resta elevato in alcune sezioni della società.
La legislazione è stata duramente contestata da gruppi per le libertà civili e da attivisti, che la considerano una compressione del diritto democratico di protesta. Lo stesso commissario ha ammesso l’esistenza di “una forte apprensione” nella comunità dopo la strage di Bondi. “È stato un episodio terribile, mirato contro gli ebrei australiani, ma l’impatto emotivo si è esteso ben oltre”, ha detto, aggiungendo che le restrizioni sono state percepite “in modi diversi da gruppi diversi”.
Sul fronte operativo, la Law Enforcement Conduct Commission ha annunciato un’indagine sul comportamento degli agenti durante la protesta di lunedì scorso, dopo aver ricevuto “un numero rilevante di segnalazioni”. Lanyon ha evitato commenti sull’inchiesta in corso, ma ha difeso l’operato della polizia. “Gli agenti si sono trovati in una posizione estremamente complessa - ha dichiarato -. Dovevano garantire la sicurezza del capo di Stato e dell’intera comunità. Per questo motivo, resto al loro fianco”.