Dal successo travolgente che, nel 1999, ha conquistato il West End londinese fino a trasformarsi in un fenomeno globale capace di parlare a generazioni diverse, MAMMA MIA! The Musical si è imposto come uno dei titoli più solidi e longevi del teatro musicale contemporaneo, capace di rinnovarsi a distanza di oltre 25 anni dal suo debutto. A fronte di oltre 40 Paesi coinvolti e più di 65 milioni di spettatori nel mondo, il musical ispirato alle intramontabili canzoni degli ABBA ha saputo mantenere intatto il suo fascino, complice anche la fortunata trasposizione cinematografica del 2008 con Meryl Streep, Pierce Brosnan e Colin Firth, diventata a sua volta un cult.
Ora questo colosso del teatro musicale arriva a Melbourne, dove dal 7 febbraio all’8 marzo illuminerà il palcoscenico dello storico National Theatre di St Kilda grazie a una produzione indipendente d’avanguardia firmata AG Theatre. Un’operazione coraggiosa e ambiziosa che promette energia, danza travolgente e un cast giovane ma solidissimo, capace di rendere attuale un titolo che, diciamolo onestamente, non smette mai di farci cantare.
Ambientato su un’incantevole isola greca, MAMMA MIA racconta la storia della giovane Sophie, vent’anni e un grande punto interrogativo nel cuore: scoprire chi sia suo padre. Alla vigilia del matrimonio, la ragazza invita segretamente tre uomini del passato della madre Donna, innescando una catena di equivoci, rivelazioni e sentimenti sospesi che si snodano sulle note di brani iconici come Dancing Queen, S.O.S. e Take a Chance On Me. Il risultato è una celebrazione gioiosa di amore, amicizia e legami familiari, capace di far ridere, commuovere e ballare il pubblico in platea.
All’interno di questa produzione spiccano anche tre giovani interpreti di origini italiane, simbolo di una nuova generazione di talenti italo-australiani che sta lasciando il segno sulle scene teatrali del Paese. Angelo Vasilakakos e Alessandra Negro fanno parte dell’ensemble, mentre Jesse Vasiliadis interpreta Sky, il protagonista maschile. Tre percorsi diversi, uniti dalla stessa passione viscerale per il palcoscenico e da radici mediterranee che, in uno spettacolo come Mamma Mia! trovano una risonanza quasi naturale.
Vasilakakos ha 23 anni, origini siciliane da parte materna e un’infanzia trascorsa tra Coburg e Brunswick, quartieri dove la presenza italiana e greca è parte integrante del tessuto sociale. Vasiliadis, 28 anni, è figlio di madre laziale – di Castelforte – e padre greco, mentre Negro, la più giovane del trio con i suoi 20 anni, porta con sé un’eredità che va dalla Campania (Sorrento) alla Puglia. Storie familiari diverse, accomunate da valori condivisi e da un rapporto profondo con la musica.
Per Jesse, essere scelto per questo spettacolo ha rappresentato un’opportunità incredibile: “È un musical famosissimo, pieno di energia, veloce, divertente. Tornare a immergermi completamente nel teatro musicale con un titolo così è stato un privilegio. In più, sento una connessione forte con l’ambientazione, essendo di origine greco-italiana”. Un legame che va oltre la semplice geografia e tocca corde identitarie più profonde.
Anche per Angelo, il musical è qualcosa che affonda le radici nella memoria personale. “I miei primi ricordi degli ABBA sono legati alla mia famiglia. Ballavo sulle loro canzoni nel garage di mia zia, durante le feste. Ricordo ancora la prima volta che ho ballato Dancing Queen con lei. Per me questo spettacolo è ‘casa’, ed è per questo che la sua storia è così speciale”.
Alessandra, dal canto suo, non nasconde l’emozione di trovarsi in quello che definisce un traguardo a lungo inseguito. “È uno di quei musical che tutti conoscono e amano, a qualsiasi età. Essere parte di questo cast, condividere il palco con persone così generose e talentuose, è davvero speciale”. Un entusiasmo contagioso che riflette l’atmosfera che si respira dietro le quinte.
Il tema della famiglia torna con forza anche quando si parla delle reazioni dei parenti alla notizia del casting. Alessandra racconta di una madre in lacrime dalla gioia, già pronta a organizzare abiti e telefonate. Angelo sorride pensando a sua madre, “probabilmente presente a ogni replica”, mentre Jesse ricorda le urla di felicità dei genitori in viaggio e i messaggi arrivati a raffica da tutta la famiglia allargata nel giro di pochi minuti.
Crescere in famiglie italiane o italo-greche ha lasciato un segno profondo nel loro modo di stare in scena. “Sono culture romantiche, espressive, piene d’amore”, spiega Angelo. “Le nostre famiglie cantano, ballano, sono rumorose. Il teatro musicale è quasi un’estensione naturale di quel mondo”. Alessandra aggiunge che in casa “non si tratta di talento, ma di esprimere amore e comunità attraverso la musica, che ha il potere di unire le persone”.
Tra i momenti musicali più intensi, Angelo cita S.O.S., una canzone che nel contesto dello spettacolo assume una profondità emotiva significativa. “Anche solo cantarla come coro è toccante, perché conosci il peso emotivo della scena”.
E poi c’è il pubblico italo-australiano, che in questa storia potrà riconoscersi facilmente. “Tutto ruota attorno a un matrimonio – osserva Angelo –. Nelle nostre culture i matrimoni sono importanti, coinvolgono tutti. Abbiamo tutti un cugino, da qualche parte, che si sposa; quindi, quel senso di comunità e partecipazione è qualcosa che molti sentiranno proprio”.
Quando chiediamo loro di immaginare le reazioni dei nonni seduti in platea la sera della prima, Angelo risponde con una semplicità disarmante: “A mio nonno non importa se lo spettacolo è perfetto. Gli basta vedermi sorridere. Se sono felice, per lui ho avuto successo”. A fargli eco, il consiglio di Jesse ai giovani italo-australiani che sognano il palcoscenico: “Non credete mai a chi vi dice ‘non puoi’. Magari ci vorrà tempo, ma se perseverate, arriverete dove volete. E la famiglia è sempre il sostegno da cui partire”.