C’è un momento, nella vita di chi emigra, in cui il passato smette di essere nostalgia e diventa direzione. Per Roberta Marchesini, quel momento è arrivato durante la pandemia, quando il mondo si è fermato e lei ha iniziato a guardare al suo passato, non per rimpiangere, ma per capire.

Stabilitasi a Sydney nel 2005, Roberta aveva in testa un sogno ancora senza forma: fare qualcosa che unisse la sua esperienza di vita fra Italia e Australia. Ha lavorato per anni nel marketing e nelle pubbliche relazioni, una traiettoria solida, moderna, “giusta”. Ma che non sentiva del tutto “sua”.

Allora ha riscoperto il piacere dell’artigianato e della sartoria, ambiente in cui ha trascorso gran parte della sua vita.

Sua madre, Emanuela Terraroli, sarta da quando aveva 14 anni, ha imparato il mestiere sulle rive del lago di Garda, in una sartoria dove si cucivano abiti su misura per una clientela esigente. Un sapere tramandato con le mani, con l’occhio, con la pazienza. Marchesini lo racconta con rispetto, quasi con pudore: un’artigianalità che oggi sta scomparendo. Ed è proprio lì che nasce la sua svolta.

Proprio durante la pandemia, Roberta ha osservato un fenomeno che conosce bene: la moda che corre verso il basso, verso la plastica, verso la produzione senz’ anima. “È brutto vedere gli artigiani perdere non solo il lavoro, ma anche il loro sogno”, dice. Non è solo economia. È cultura. È identità. È dignità.

Da questa consapevolezza nasce, proprio nel 2020, il suo progetto: il brand Tema Moda costruito su qualità, tessuti naturali, produzione italiana e una filosofia opposta al ‘fast fashion’. Roberta non usa mezzi termini: “Sono tutte plastiche che mettiamo sul corpo… e poi distruggono tutto”. È una frase che pesa come un manifesto.

Il suo lavoro si rivolge a donne che cercano qualcosa di diverso: non il logo, non la tendenza usa-e-getta, ma capi che durano, che cadono bene sul corpo, che raccontano una storia. “Donne tra i 40 e i 60 anni - sottolinea - che vogliono vestirsi con eleganza senza diventare invisibili”.

Marchesini spiega che dietro ogni capo non c’ è una produzione industriale, ma un lavoro costruito in modo collettivo. I vestiti vengono prodotti in Italia, nel laboratorio di sua madre Emanuela, che lavora insieme a un team di artigiane e collaboratrici, mettendo in risalto che anche chi si occupa del taglio o della confezione partecipi al processo creativo. Un lavoro di squadra, fatto di dialogo e collaborazione, lontano dai ritmi e dalle  logiche della produzione di massa.

In fondo, la sua storia è quella di chi porta l’Italia con sè non come cartolina, ma come competenza e come mestiere.

Un’artigianalità che non vuole morire in silenzio.

E forse oggi, in un mondo pieno di cose che costano poco e valgono meno, scegliere la qualità è un atto quasi doveroso.

Roberta Marchesini lo sa. E ha deciso di farne la sua strada.

Con ago e filo, visione, e una domanda semplice: che cosa vogliamo indossare, davvero, sul nostro futuro?