L’8 marzo, alla Sydney Opera House, Lisa Portolan interverrà al festival All About Women in un panel intitolato ‘Heterofatalism’. Il tema è provocatorio: perché sempre più donne guardano alla relazione eterosessuale non come promessa, ma come rischio?
Accademica, ricercatrice e autrice italo-australiana con base a Sydney, Portolan studia l’intimità nell’era digitale e le tensioni che attraversano il desiderio contemporaneo. “Le dating app non sono semplici strumenti - sostiene -. Sono sistemi culturali che stanno riscrivendo il modo in cui immaginiamo l’amore”.
Accanto alla ricerca accademica, è Managing Director di Horizon Communication Group a Sydney. Un percorso professionale costruito in oltre un decennio nel mondo della comunicazione. I suoi genitori arrivano negli anni Sessanta dal Friuli, già sposati a 19 anni. In casa si parla friulano, non l’italiano. In un Paese dove la comunità italiana era in larga parte legata al Sud, alla cucina ‘mediterranea’ stereotipata e a un’identità molto visibile, la sua famiglia rimaneva ai margini di quel racconto. Anche fisicamente: la madre, bionda e con gli occhi verdi, veniva spesso scambiata per francese.
“Eravamo diversi dagli australiani, ma anche dagli italiani di qui - racconta -. Non potevamo vivere un’autentica storia migratoria perché eravamo abbastanza diversi, italiani del nord, senza una grande comunità qui intorno”.
L’Italia resta un punto fermo: le estati al paese, gli studi a Bologna, la connessione con le sue radici sempre presente. “Mi sono innamorata della cultura italiana quando ero lì: Firenze, Roma, l’arte, il teatro. È tutto amplificato, anche il modo in cui si vive l’amore”. Quando Portolan ha iniziato la sua ricerca, la narrativa dominante era ancora quella del ‘finding the one’, l’idea che l’amore romantico fosse il primo tassello indispensabile della vita adulta. Quella narrazione oggi si sta incrinando.
Basandosi sui dati raccolti durante la pandemia, ha teorizzato il concetto di ‘jagged love’, amore frastagliato. Ma il fenomeno esisteva già prima del Covid-19.
Il ciclo è noto: si scarica un’app, si scorre, si mantengono più conversazioni, arriva il disincanto (ghosting, banalità, aggressività) si cancella tutto. Poi si ricomincia. “Molte persone mi dicevano: la relazione più lunga che ho avuto è quella con l’app”.
L’abbondanza percepita di opzioni produce insicurezza. “C’è questa costante sensazione che l’erba del vicino sia sempre più verde. Le dating app alimentano esattamente questa idea, puoi continuare a scorrere all’infinito, ci sarà sempre qualcun altro”.
Il paradosso è proprio questo: vogliamo unicità dentro sistemi progettati per la sostituibilità. Questo cambiamento non riguarda solo le nuove generazioni: Portolan osserva che circa un terzo dei divorzi in Australia riguarda persone over 50. Il ‘grey divorce’ è in crescita.
Molte donne cercano compagnia, ma non convivenza. Il modello è il LAT (Living Apart Together): intimità senza fusione domestica o finanziaria. “Quasi tutte le donne over 50 nei miei ‘focus group’ non volevano rientrare in una coabitazione. Volevano qualcuno con cui andare al cinema, a teatro, a cena, ma non in casa”. E proprio questo tema sarà al centro del panel ‘Heterofatalism’. Per Portolan il termine descrive un senso di previsione negativa sull’ingresso in una relazione eterosessuale. “È quasi un senso di condanna, la sensazione di stare entrando in qualcosa che avrà un esito negativo: più lavoro domestico, meno soddisfazione, squilibri strutturali”.
Nel suo ultimo libro, Ten Ways to Find Love and How to Keep It (2025), Portolan insiste su un punto “Molte persone guardano al mio lavoro e pensano che io sia contro l’amore. Non lo sono. Sono molto favorevole all’amore, ma credo che il concetto debba essere espanso”.
L’idea che l’amore debba completare è, per lei, pericolosa. Nessuno dovrebbe essere il pezzo mancante di qualcun altro. “Le persone tendono a creare una piramide con l’amore romantico in cima e tutto il resto, amicizie, famiglia, passioni, più in basso. Ma in realtà questi amori sono ugualmente importanti”. L’amore romantico è una parte di un ecosistema più ampio che include amicizie, passioni, famiglia, lavoro creativo. Se tutto il peso identitario ricade sulla coppia, la relazione si sovraccarica. 
Parallelamente, Portolan sta avviando un nuovo progetto di ricerca in collaborazione con il collettivo Ascolta Women. L’iniziativa invita donne italo-australiane a condividere le proprie storie su amore, matrimonio, famiglia, migrazione e cambiamento culturale. Il progetto cerca partecipanti di diverse generazioni e background. Le storie LGBTQIA+ sono espressamente benvenute. Per informazioni o per esprimere interesse è possible contattarla all’indirizzo email lisaportolan@gmail.com. “L’amore è uno spazio così carico. Ci arriviamo in modo così vulnerabile - sottolinea - che si tratti di sesso, di intimità di lungo periodo, inevitabilmente c’è sempre una negoziazione, un conflitto. La questione è come riesci a negoziare quel percorso, e quali valori tieni come più importanti”.
L’amore non è un algoritmo da ottimizzare né un traguardo da raggiungere una volta per tutte. È un ecosistema fragile, che richiede equità, tempo e responsabilità.
Ed è proprio questa fragilità a renderlo ancora necessario.