BUENOS AIRES – Con ampio sostegno politico e forti scontri in aula, il Senato ha convertito in legge il trattato Ue–Mercosur, mentre la maggioranza cercava (senza successo) di arrivare prima del Parlamento uruguaiano.

Il governo presenta l’approvazione come un punto di svolta per le esportazioni e l’inserimento dell’Argentina nel mercato globale.

L’accordo, arrivato dopo più di 25 anni di negoziati, è stato ratificato dall’Argentina con 69 voti a favore, 3 contro e 3 astensioni. La votazione ha riflesso un appoggio trasversale che ha incluso La Libertad Avanza, il Pro, l’Unione Civica Radicale (Ucr) e parte del peronismo, sebbene non siano mancate critiche all’Esecutivo.

La seduta è stata attraversata da una disputa politica che è andata oltre il contenuto del trattato e ha riguardato il metodo, più che il merito. La Casa Rosada aveva deciso di anticipare il dibattito, dopo aver appreso che anche il Parlamento uruguaiano stava accelerando il proprio iter. L’obiettivo era chiaro: che Javier Milei potesse esibire l’Argentina come il primo Paese del Mercosur a ratificare il patto.

Nel mezzo della discussione, la maggioranza ha cercato di ridurre la lista degli oratori per anticipare il momento del voto, il che ha scatenato critiche dell’opposizione circa l’interpretazione del regolamento. Tuttavia, mentre si svolgevano gli interventi, è arrivata la conferma che l’Uruguay aveva già approvato la propria legge.

Al di là del confronto simbolico, l’accordo è stato difeso da diversi gruppi parlamentari come il risultato politica di Stato che ha attraversato governi di diverso orientamento.

Patricia Bullrich ha ironizzato sulle accuse di “trattamento express”, osservando che si tratta di un processo che dura da 26 anni. “Il commercio aumenta la libertà e questa è la nostra visione”, ha affermato chiudendo il dibattito da parte della maggioranza.

Dal Pro, Martín Goerling ha dichiarato che il sostegno di diverse forze consolida una strategia di lungo periodo e lascia alle spalle le oscillazioni tra apertura e protezionismo.

In termini economici, l’Esecutivo sostiene che la ratifica apre un’opportunità storica. Il trattato crea una delle maggiori aree commerciali del pianeta, con più di 700 milioni di consumatori e circa il 20% del prodotto interno lordo mondiale. Secondo i suoi promotori, permetterà di ridurre le tariffe a oltre il 90% delle esportazioni argentine e di facilitare l’ingresso di prodotti agroindustriali e delle economie regionali nel mercato europeo. Prevede inoltre riduzioni dei dazi anche per beni industriali provenienti dal blocco europeo.

Il ministro degli Esteri Pablo Quirno ha celebrato la ratifica sul suo account X e ha evidenziato che l’Argentina ha rispettato l’impegno di trattarlo in sessioni straordinarie. Ha inoltre segnalato che l’approvazione parlamentare consente anche alla Commissione Europea di procedere con l’applicazione provvisoria, il che permetterebbe alle esportazioni di iniziare a usufruire delle preferenze tariffarie negoziate.

L’annuncio del ministro degli Esteri Pablo Quirno su X.

Dall’Ucr, Eduardo Vischi ha sostenuto l’iniziativa, ma ha avvertito che – se non si correggono problemi strutturali e non si investe in infrastrutture – potrebbero approfondirsi le asimmetrie territoriali. Il dibattito ha messo in evidenza una tensione storica e non ancora risolta della politica argentina: come combinare apertura commerciale e sviluppo equilibrato.

Gii unici voti contrari sono stati quelli dei senatori dell’interblocco Unión por la Patria Juliana Di Tullio, Eduardo “Wado” de Pedro (entrambi di Buenos Aires) e Cristina López (Tierra del Fuego), che hanno messo in discussione l’impatto dell’accordo sull’industria argentina.

Da altri settori del peronismo, José Mayans ha confermato il proprio appoggio, ma ha lanciato critiche alla fretta della maggioranza e ha avvertito che, senza misure complementari a sostegno della produzione locale, l’industria argentina potrebbe essere colpita negativamente. In particolare, Mayans ha fatto riferimento a clausole di salvaguardia come quelle negoziate dal Brasile e altre misure complementari, senza le quali il trattato potrebbe colpire settori produttivi locali nel quadro dell’attuale programma economico.

Altri senatori dell’opposizione hanno sottolineato che l’intesa non appartiene a un solo governo, ma è il risultato di un processo diplomatico sostenuto per anni.

Con la legge già approvata, il prossimo passo sarà la sua regolamentazione e l’avanzamento istituzionale in ambito europeo, dove restano ancora istanze tecniche e giuridiche. Il governo argentino, nel frattempo, cercherà di capitalizzare la decisione come uno dei traguardi della propria agenda internazionale.