Se la Fiorentina giocasse solo con le grandi, parteciperebbe alla corsa scudetto da cui ha eliminato la Dea. Forti con le migliori, fragili con le piccole, i viola hanno battuto in casa Milan, Lazio (anche all’Olimpico), Inter, Juventus, Roma e adesso la squadra bergamasca. Manca solo lo scalpo del Napoli. Squadra femmina, avrebbe detto Brera, più abile a difendersi e ripartire in contropiede che a fare gioco. Basti ricordare che non ha concesso neanche un tiro in porta agli avversari. Palladino ha impartito una lezione non solo a Gasperini, ma anche a Motta che non ci capì nulla nell’incontro perso di goleada a Torino con l’Atalanta.
Di Kean il sigillo decisivo, il sedicesimo in campionato, che fa da sequel alla doppietta in nazionale. L’attaccante, dirottato avventatamente dalla Juventus a Firenze al pari di Fagioli, ha vinto alla grande il duello con Retegui e Maldini. In seguito a questa sconfitta, gli uomini di Gasp non solo hanno dato l’addio alla corsa scudetto (troppi i 9 punti di distacco dalla vetta a 8 giornate dalla fine), ma dovranno anche guardarsi da Bologna e Juventus per mantenere il terzo posto. Perché tanta discontinuità da una partita all’altra? Solo per la fatica d’una stagione massacrante o - azzardiamo – per l’eccessivo turn-over?
Resta in testa, quindi, un duello fra Inter e Napoli. Nerazzurri a due facce. Si era avuta l’impressione che avessero chiuso la gara con l’Udinese alla mezz’ora con le reti di Arnautovic e Frattesi. Poi il copione, anche per le eccessive sostituzioni, è cambiato con il magnifico gol del 25enne francese Solet. Ci sono volute 3 strepitose parate di Sommer per portare a casa la vittoria e lenire la sofferenza di Inzaghi, espulso per proteste, eccessivamente proiettato verso il derby d’andata di Coppa Italia, in programma il 2 aprile.
Analoga, per molti versi, la risposta del Napoli in serata. La rete di Jovic, dopo il rigore parato da Meret a Gimenez, ha rimesso in linea di galleggiamento il Milan che avrebbe meritato il pareggio dopo il doppio svantaggio. E qui c’è da capire perché il Napoli s’è appiattito davanti a Meret e perché il Milan ha cominciato a giocare solo dopo aver preso i consueti schiaffi, ormai una consuetudine.
S’infiamma la battaglia per la Champions. Dietro il Bologna, alla quinta affermazione di fila, c’è la Juventus di Tudor che non ha offerto meraviglie contro il Genoa, ma ha ritrovato con il suo nuovo allenatore tanta serenità e una parvenza di gioco. A lui la proprietà ha chiesto di rientrare nell’Europa che conta e di valorizzare tutti quei giocatori deprezzati da Motta. Mai visti tanti sorrisi a fine partita. E non solo per la vittoria. Ci sarà, d’altra parte, un motivo se solo Bremer e Mbangula hanno salutato sui social il tecnico brasiliano.