C’è un momento nella carriera di un artista in cui passato e presente si incontrano con forza, tracciando nuove strade senza dimenticare le radici. Per Laura Pausini, quel momento sta arrivando ora, nel pieno di un 2026 ricco di progetti e di sfide: tra l’uscita del nuovo album di cover Io Canto 2, l’esperienza come co‑conduttrice al Festival di Sanremo e l’imminente tour mondiale, la cantante di Faenza si trova al centro di un capitolo inedito della sua straordinaria carriera.

Quando si parla di Laura Pausini, certi simboli tornano inevitabilmente: il palco dell’Ariston, ad esempio, ha segnato il suo esordio nel 1993 con La solitudine, brano che cambiò per sempre la storia della musica italiana e la sua. È un cerchio che si chiude, dunque, vedere ora la Pausini tornare a Sanremo in veste di co‑conduttrice insieme a Carlo Conti, una proposta a cui ha detto sì dopo anni di riflessioni e timori.

In un’intervista rilasciata in occasione dell’uscita di Io Canto 2, Pausini ha rivelato che a convincerla a salire su quel palco così significativo è stata una voce autorevole del suo passato: Pippo Baudo. “Quando ho saputo di Sanremo - ha raccontato - l’ho detto a Pippo e lui mi rispose che ero pronta. Questa cosa mi fa sentire protetta”. Queste parole non raccontano soltanto un consiglio, ma un passaggio di testimone, un riconoscimento del valore di una carriera che ha attraversato decenni di musica con autenticità e leggerezza.

Io Canto 2 è il nuovo progetto discografico di Laura Pausini, pubblicato venerdì scorso, a vent’anni dal primo volume dedicato alle cover italiane. Ma se l’originale del 2006 era un omaggio alle grandi canzoni della musica italiana, la versione 2026 apre una prospettiva più ampia, intrecciando il patrimonio italiano con influenze e riferimenti internazionali.

L’album include reinterpretazioni di classici che hanno segnato la storia del nostro Paese, ma con elementi di modernità e contaminazioni linguistiche che riflettono lo sguardo globale di Pausini.

Nella versione standard troviamo 17 tracce che attraversano decenni di musica, mentre la deluxe ne conta addirittura 21, con adattamenti in lingue diverse e omaggi a figure chiave della canzone mondiale, come Madonna (La Isla Bonita), e persino versioni internazionali di brani come Il cielo in una stanza e Due vite di Marco Mengoni.

Ma oltre alla mera reinterpretazione, emerge un’idea precisa: raccontare storie, emozioni e connessioni culturali attraverso brani che, seppur nati in contesti diversi, parlano tutti il linguaggio universale della musica.

Uno degli aspetti più affascinanti di Io Canto 2 è la scelta di collaborazioni e contaminazioni che Pausini ha voluto inserire nel progetto. Tra i duetti spiccano nomi come Achille Lauro, con cui interpreta 16 marzo, e persino un contributo ‘virtuale’ con Lucio Dalla, a testimonianza di un dialogo generazionale con la storia della musica italiana. Queste scelte non sono casuali: raccontano di un’artista che, pur essendo grata al passato, desidera esplorare nuove forme espressive e restituire ai classici una visione capace di parlare alle nuove generazioni.

Il ritorno di Laura Pausini a Sanremo 2026 assume per molti un valore simbolico. Non è solo la celebrazione di una carriera, ma anche l’accettazione di una sfida personale: la conduzione. Da sempre legata alla musica e al palco, Pausini ha più volte confessato la sua ‘paura’ di salire come presentatrice, un ruolo che ha sempre visto come un terreno più difficile rispetto a quello di artista. Il rapporto con Carlo Conti, però, le ha dato fiducia: insieme affronteranno cinque serate all’Ariston, ciascuna con i propri momenti di spettacolo, ospiti e, certamente, una grande attenzione alla musica. Conti stesso ha garantito che Laura canterà durante il Festival, mantenendo così il suo legame primario con il canto.

Come spesso accade nell’era digitale, l’annuncio del progetto discografico e delle scelte artistiche ha generato un dibattito tra fan e critici. Alcune reinterpretazioni, come quella di La mia storia tra le dita, hanno suscitato reazioni contrastanti sui social, con discussioni accese tra sostenitori e detrattori.

Per Pausini, tuttavia, queste polemiche non scalfiscono la visione artistica: “Io canto perché credo nella musica che unisce”, ha dichiarato in più occasioni, sottolineando come la musica debba superare divisioni e categorie per restituire un senso di comunità.
Io Canto 2 non resterà confinato allo studio di registrazione o al Festival: ad accompagnarlo ci sarà un tour mondiale, programmato dal 2026 al 2027, che toccherà Europa, America Latina, Stati Uniti, Italia e Brasile. Questo tour rappresenta un ulteriore elemento di connessione tra la Pausini e il suo pubblico globale, un modo per portare dal vivo l’emozione delle canzoni reinterpretate nel disco accanto ai suoi successi storici.

In un’epoca in cui l’identità artistica è spesso frammentata tra generi e tendenze mutabili, Laura Pausini sceglie di guardare oltre. Con Io Canto 2, con la sua presenza a Sanremo, e con l’imminente tour mondiale, la cantante dimostra che l’arte, quella vera, non si esaurisce mai, ma si trasforma, si arricchisce e continua a parlare con forza al cuore delle persone.