L’AQUILA - I genitori della cosiddetta “famiglia del bosco”, Catherine Birmingham e Nathan Trevallion, hanno lanciato un appello all’Australia perché intervenga per riportare a casa i loro tre figli, allontanati dal tribunale per i minorenni dell’Aquila. La richiesta è stata formulata in un’intervista al programma televisivo “60 Minutes Australia”, ripresa dal Sydney Morning Herald.
La coppia, di origine inglese e australiana, si è detta delusa dal comportamento del proprio Paese, che a loro dire non avrebbe fornito un adeguato supporto nelle vicende giudiziarie culminate con la sospensione della responsabilità genitoriale e il collocamento dei bambini in una casa famiglia in Abruzzo. La figlia di otto anni e i gemelli di sei vivono nella struttura da quasi quattro mesi.
“Mi sento vuoto di dentro, pieno di tristezza”, ha dichiarato il padre nel corso dell’intervista, aggiungendo che i figli “non si meritano quello che sta succedendo a loro”. La madre, Catherine, ha affermato che la famiglia sta valutando di lasciare l’Italia e restare in Europa per ricominciare, spiegando di non poter rientrare in Australia anche per la presenza del loro cavallo, troppo anziano per affrontare un volo.
La coppia è attualmente sottoposta a una perizia sulla capacità genitoriale disposta dal tribunale per i minorenni dell’Aquila, e secondo quanto riportato dai quotidiani Il Centro e Il Messaggero, i responsabili della struttura che ospita i bambini, insieme alla madre, hanno chiesto al tribunale di valutare il trasferimento del nucleo in un’altra sede.
Nella relazione inviata nei giorni scorsi si segnalano “criticità nella gestione quotidiana, difficoltà nel rispetto delle regole interne e tensioni legate agli accessi e all’utilizzo degli spazi comuni”. Viene inoltre richiamata l’esigenza di “approfondire alcune situazioni di disagio dei minori, con interventi mirati di tutela”.
Di diverso avviso la madre e i familiari, che attribuiscono le difficoltà al contesto della struttura e chiedono soluzioni che garantiscano maggiore continuità affettiva.
Sul procedimento resta aperto il confronto tra consulenti in merito alla perizia: la consulente tecnica d’ufficio ha confermato la fiducia nella psicologa incaricata delle valutazioni, mentre i legali dei genitori ne hanno chiesto la revoca, sollevando dubbi sulla sua terzietà.